February 2020

La sonda spaziale Solar Orbiter al decollo su un razzo Atlas V (Foto ESA - S. Corvaja)

Poche ore fa la sonda spaziale Solar Orbiter è decollata su un razzo vettore Atlas V da Cape Canaveral. Dopo circa 53 minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e ha iniziato il lungo viaggio che la porterà fino a circa 42 milioni di chilometri dal Sole. Poco dopo ha regolarmente dispiegato i pannelli solari e ha cominciato a comunicare con il centro controllo missione.

Plutone

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research” riporta uno studio sul pianeta nano Plutone e in particolare sulla regione a forma di cuore chiamata Tombaugh Regio e sulla sua influenza sulla circolazione atmosferica a livello globale. Un team di ricercatori coordinato dall’Ames Research Center della NASA ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons per studiare in particolare la circolazione dell’azoto e il suo ciclo paragonato in modo appropriato al battito di un cuore. Si tratta di un’altra conferma che Plutone è un piccolo mondo attivo nonostante le piccole dimensioni e l’atmosfera tenue.

Christina Koch, Alexander Skvortsov e Luca Parmitano assistiti dopo l'atterraggio (Immagine NASA TV)

Poco fa gli astronauti Luca Parmitano e Christina Koch e il cosmonauta Alexander Skvortsov sono tornati sulla Terra sulla navicella spaziale Soyuz MS-13, atterrata in Kazakistan. Parmitano e Skvortsov hanno trascorso poco più di 6 mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, dov’erano arrivati il 20 luglio 2019, mentre Christina Koch vi era arrivata il 15 marzo 2019 come parte della Expedition 59 e ha compiuto una missione prolungata.

Il centro dell'ammasso galattico di Perseo (Immagine NASA/CXC/IoA/A.Fabian et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta i risultati dello studio di deflussi di gas molecolare in dodici galassie massicce al centro di ammassi galattici. Un team di ricercatori ha analizzato dati raccolti con il radiotelescopio ALMA per compiere questo studio trovando che i nuclei galattici attivi delle galassie osservate provocano periodici rilasci di energia in esplosioni di radiazioni o come getti di particelle che si muovono a velocità vicine a quelle della luce. I rilasci di energia provocano deflussi di gas che può essere spinto anche oltre i confini della galassia. Questo meccanismo limita l’avvicinamento del gas al buco nero supermassiccio centrale, diminuendo l’attività esplosiva in quello che viene chiamato feedback. I ricercatori stanno studiando soprattutto le conseguenze sulla formazione stellare e la possibilità che una galassia diventi quiescente.

Fornace A con i suoi enormi lobi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio della galassia conosciuta come Fornace A o con la sigla di catalogo NGC 1316. Un team di ricercatori guidato da Filippo Maccagni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Cagliari ha usato dati raccolti da cinque telescopi diversi per trovare le prove di una ripetuta attività nucleare che ha formato quelli che sono stati chiamati lobi radio, giganteschi aloni di plasma invisibili alle frequenze ottiche ma brillanti alle frequenze radio. Per questo motivo, il radiotelescopio MeerKat è stato fondamentale per ottenere le migliori osservazioni mai ottenute di Fornace A.