April 2020

La stella LHS 1815

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la scoperta dell’esopianeta LHS 1815b grazie al telescopio spaziale TESS della NASA. Un team di ricercatori guidati da Tianjun Gan della Tsinghua University di Pechino, in Cina, ha confermato l’esistenza di quel pianeta usando vari strumenti fotometrici, spettroscopici e fotografici al suolo. La conclusione è che le sue dimensioni sono leggermente superiori a quelle della Terra ma è molto più denso per una massa fino a 8,7 volte quella della Terra. La caratteristica più unica è che si tratta del primo esopianeta scoperto nel cosiddetto disco spesso della Via Lattea, una delle strutture che formano circa due terzi delle galassie a forma di disco.

3XMM J215022.4−055108 nel cerchietto (Immagine NASA, ESA, and D. Lin (University of New Hampshire)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta delle migliori prove finora trovate dell’esistenza di buchi neri di massa intermedia. Un team di ricercatori guidati da Dacheng Lin dell’Università del New Hampshire ha usato il telescopio spaziale Hubble per uno studio mirato basato su dati raccolti ai raggi X da altri telescopi spaziali che avevano osservato la fonte catalogata come 3XMM J215022.4-055108. Il risultato è che questa fonte si trova in un ammasso stellare denso alla periferia di un’altra galassia e le caratteristiche indicano che si tratta di un buco nero di massa intermedia con una massa oltre 50.000 volte quella del Sole.

Il quasar MG J0414+0534

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta l’osservazione di getti di particelle cariche provenienti da un buco nero supermassiccio che interagiscono con nubi di gas attorno ad essi nel quasar MG J0414+0534, distante circa 11 miliardi di anni luce. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare quel quasar ma i dettagli sono stati rilevati grazie a un effetto di lente gravitazionale generato da una galassia tra il quasar e la Terra. L’interazione tra getti e nubi suggerisce che l’attività del quasar nelle onde radio sia allo stadio iniziale e quindi utile per capire meglio i primi stadi di evoluzione delle galassie che ospitano un quasar nell’universo primordiale.