I falò sul Sole e molto altro visti dalla sonda spaziale Solar Orbiter

Il Sole e i suio falò visti da Solar Orbiter
ESA e NASA hanno pubblicato immagini catturate dalla sonda spaziale Solar Orbiter durante il suo primo passaggio ravvicinato al Sole. In questo caso, ravvicinato vuol dire a una distanza di circa 77 milioni di chilometri, una manovra durante la quale aveva tutti i suoi strumenti attivi dato che sono stati tutti testati nonostante i problemi derivati dalla pandemia Covid-19 con le difficoltà per ingegneri e scienziati della missione. Tra le prime immagini ci sono quelle dei cosiddetti falò, eruzioni piccole per gli standard solari ma sono più vaste dell’Italia.

Lanciata il 10 febbraio 2020, la sonda spaziale Solar Orbiter è ancora nella prima fase di un lungo viaggio che solo nel 2021 la porterà all’interno dell’orbita del pianeta Mercurio per studiare varie caratteristiche del Sole. Questa collaborazione tra ESA e NASA ha lo scopo di chiarire molti aspetti ancora poco chiari dell’attività del Sole e nei prossimi anni ci sarà una collaborazione con la Parker Solar Probe della NASA. Questo primo passaggio ravvicinato che ha messo alla prova gli strumenti in una situazione che comincia ad avvicinarsi alla missione scientifica principale ha già permesso di ottenere informazioni interessanti.

Le eruzioni chiamate in gergo falò sono versioni molto più piccole delle gigantesche eruzioni solari visibili anche dalla Terra che a volte sono talmente potenti che perfino la notevole magnetosfera terrestre riesce a fare solo in parte da scudo. Il problema è che non sappiamo se la somiglianza sia anche nei meccanismi che generano i falò o se essi siano fenomeni fondamentalmente diversi.

Una teoria collega i falò a uno dei fenomeni più misteriosi del Sole, il fortissimo riscaldamento della corona solare, lo strato più esterno dell’atmosfera solare la cui temperatura supera il milione di gradi Celsius contro il quasi 6.000 gradi della superficie. Un singolo falò può essere irrilevante ma la loro quantità è tale che potrebbero avere un effetto globale significativo sulla corona.

Lo strumento Extreme Ultraviolet Imager (EUI) della sonda spaziale Solar Orbiter ha permesso di ottenere fotografie di falò come quelli presenti nell’immagine in alto (Solar Orbiter/EUI Team/ESA & NASA; CSL, IAS, MPS, PMOD/WRC, ROB, UCL/MSSL) il 30 maggio 2020. Nei prossimi anni, gli scienziati contano di ottenere molte altre immagini molto più ravvicinate da combinare con le rilevazioni di altri strumenti per capire davvero questi fenomeni.

I falò sono molto interessanti e ben visibili in queste nuove fotografie grazie alla loro luminosità ma anche gli altri strumenti hanno fornito risultati molto soddisfacenti. Ad esempio, il Polarimetric and Helioseismic Imager (PHI) ha condotto misurazioni ad alta risoluzione delle linee di campo magnetico sulla superficie del Sole. Il Solar Wind Analyser (SWA) ha condotto misurazioni degli ioni di vari elementi presenti nel vento solare che arrivano dall’atmosfera interna. L’immagine in basso (Solar Orbiter (ESA & NASA)) mostra indicazioni degli strumenti di Solar Orbiter con fotografie e misurazioni da questo passaggio ravvicinato al Sole. L’ESA ha creato una galleria con tante altre immagini.

Questi risultati hanno dato grande soddisfazione al personale della missione Solar Orbiter, anche pensando alle difficoltà affrontare nella fase di test di funzionamento degli strumenti dovuto all’impossibilità nelle settimane del lockdown di incontrarsi tutti assieme al centro di controllo missione. Tuttavia, si tratta di risultati assolutamente preliminari. Ci vorrà pazienza ma nei prossimi anni gli scienziati si aspettano risultati molto superiori.

Le prime immagini e rilevazioni di Solar Orbiter

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