July 2020

La missione Tianwen-1 al lancio su un razzo Long March 5 (Foto cortesia Xinhua/Cai Yang)

Poche ore fa la missione cinese Tianwen-1 è partita su un razzo vettore Long March 5 dal centro di Wenchang in Cina. Circa 36 minuti dopo il lancio, la navicella si è separata regolarmente dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla traiettoria che dovrebbe portarla nell’orbita del pianeta Marte nel febbraio 2021. Lì un lander e un rover si separeranno dalla sonda spaziale che rimarrà in orbita e atterreranno sul pianeta rosso.

Elaborazione 3D di corone su Venere (Immagine cortesia Laurent Montési / Università del Maryland)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta l’identificazione di 37 vulcani che sono stati attivi in tempi recenti sul pianeta Venere. Un team di ricercatori ha usato modelli dell’attività termo-meccanica sotto la superficie di Venere per creare simulazioni tridimensionali della formazione delle strutture ad anello conosciute come corone che si formano quando pennacchi di materiali caldi all’interno del pianeta risalgono attraverso gli strati di mantello e crosta. Questo studio offre quelle che secondo gli autori sono le migliori prove mai trovate che Venere è ancora un pianeta geologicamente attivo.

La sonda spaziale Hope al decollo su un razzo vettore H-IIA (Immagine cortesia MHI / JAXA)

Poche ore fa la sonda spaziale araba Hope, o Al Amal, è partita su un razzo vettore H-IIA dal centro spaziale di Tanegashima in Giappone. Circa un’ora dopo il lancio, Hope si è separata regolarmente dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla traiettoria che dovrebbe portarla nell’orbita del pianeta Marte nel febbraio 2021. C’è stato qualche minuto di ritardo nella comunicazione del dispiegamento dei pannelli solari e ciò ha causato preoccupazione al centro controllo missione al Mohammed bin Rashid Space Centre ma alla fine tutto è andato bene.

La CDF-S e i 28 buchi neri supermassicci fortemente oscurati

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di 28 buchi neri supermassicci fortemente oscurati. Un team guidato da Erini Lambrides della Johns Hopkins University ha combinato oltre 80 giorni di osservazioni del telescopio spaziale Chandra della NASA nell’indagine conosciuta come Chandra Deep Field-South (CDF-S) con quelle di altri telescopi che includono i telescopi spaziali Hubble e Spitzer per identificare nuclei galattici attivi le cui emissioni a moltissime lunghezze d’onda erano bloccate dall’enorme bozzolo di materiali che li circonda. I buchi neri supermassicci fortemente oscurati sono tra i più ricercati perché capire i loro meccanismi di crescita aiuta a capire l’evoluzione di questi oggetti estremi che possono avere masse anche miliardi di volte quella del Sole.

Il Sole e i suio falò visti da Solar Orbiter

ESA e NASA hanno pubblicato immagini catturate dalla sonda spaziale Solar Orbiter durante il suo primo passaggio ravvicinato al Sole. In questo caso, ravvicinato vuol dire a una distanza di circa 77 milioni di chilometri, una manovra durante la quale aveva tutti i suoi strumenti attivi dato che sono stati tutti testati nonostante i problemi derivati dalla pandemia Covid-19 con le difficoltà per ingegneri e scienziati della missione. Tra le prime immagini ci sono quelle dei cosiddetti falò, eruzioni piccole per gli standard solari ma sono più vaste dell’Italia.