2020

La navicella spaziale Crew Dragon Endeavour dopo l'ammaraggio (Immagine NASA)

Poco fa la navicella spaziale Crew Dragon Endeavour di SpaceX ha concluso la sua missione SpX-DM2 (SpaceX Demonstration Mission 2) o SpaceX Demo-2 per conto della NASA ammarando senza problemi. A bordo c’erano gli astronauti americani Bob Behnken e Doug Hurley, che hanno terminato la prima missione con equipaggio di SpaceX nell’Oceano Atlantico al largo di Pensacola, in Florida. La Crew Dragon aveva lasciato la Stazione Spaziale Internazionale quasi un giorno prima. Poco dopo l’ammaraggio, la nave di SpaceX chiamata “Go Navigator” è andata a recuperare la Crew Dragon e il suo equipaggio per trasportarli fino alla costa.

L'area attorno al sistema Per-emb-2 (IRAS 03292+3039)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la prima osservazione di una coppia di protostelle nella nube molecolare di Perseo alimentate da un flusso di gas e composti vari che si sono formati nella nube madre. Un team di ricercatori guidato da Jaime Pineda del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) ha usato il Northern Extended Millimeter Array (NOEMA) per studiare il sistema binario protostellare catalogato come Per-emb-2 (IRAS 03292+3039). Hanno chiamato quel flusso di gas e composti streamer tracciandone il movimento dai confini della nube madre al suo nucleo, nelle vicinanze delle protostelle. Ciò aiuta anche a valutare meglio l’importanza dell’ambiente locale sulla formazione ed evoluzione di dischi nei sistemi in fase di formazione dai quali potrebbero nascere pianeti.

Il Mars Rover Perseverance e il Mars Helicopter Ingenuity al decollo su un razzo Atlas V 541 (Immagine NASA)

Poco fa la missione Mars 2020 della NASA è partita su un razzo vettore Atlas V 541 da Cape Canaveral. Quasi 58 minuti dopo il lancio, la navicella si è separata regolarmente dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla traiettoria che dovrebbe portarla nell’orbita del pianeta Marte nel febbraio 2021. Lì il Mars Rover Perseverance e l’elicottero Ingenuity atterreranno sul pianeta rosso.

La galassia NGC 4414 (Immagine Università dell'Oregon)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta un calcolo della velocità di espansione dell’universo basato sulla cosiddetta relazione di Tully-Fisher, una relazione empirica tra la luminosità intrinseca di una galassia a spirale e la sua larghezza di velocità. Il Professor James Schombert, Stacy McGaugh e Federico Lelli hanno usato le distanze accurate di 50 galassie come guida per misurare le distanze di altre 95 galassie per poi usare quelle misurazioni per ottenere una misura della cosiddetta Costante di Hubble che ha un picco di probabilità a 75,1 chilometri al secondo per megaparsec. Si tratta di una misura ben diversa da quelle ottenute con altri metodi e, come conseguenza, indica che l’universo ha circa 12,6 miliardi di anni contro i 13,8 circa ottenuti da altre ricerche.

Campione di meteorite ferrosa IIE (Foto cortesia Carl Agee, Institute of Meteoritics, University of New Mexico)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta i risultati di sofisticate analisi che indicano che le meteoriti ferrose IIE sono frammenti di un planetesimo che aveva una struttura differenziata. Un team di ricercatori ha condotto vari tipi di esami che hanno dato questi risultati riguardo alle meteoriti chiamate acondriti, composte di materiali che sono stati sottoposti a fusione, differenziazione e cristallizzazione. La differenza rispetto alle condriti, meteoriti composte da materiali indifferenziati, mostra che gli oggetti da cui provengono si sono formati ed evoluti in modo diverso nello spazio e nel tempo.