2020

Il suolo lunare visto dal lander della missione Chang'e-5, compresa la sua ombra (Foto cortesia agenzia spaziale cinese / CLEP)

Era notte in Cina quando il lander e il modulo di risalita della missione cinese Chang’e-5 hanno completato con successo le loro manovre di allunaggio. I vari moduli che compongono Chang’e-5 erano stati lanciati il 23 novembre e avevano raggiunto l’orbita lunare nei giorni scorsi. A quel punto era cominciata una serie di manovre per rendere l’orbita circolare, i moduli che dovevano allunare si sono separati e tutto è andato bene. Era previsto che il lander cominciasse rapidamente i lavori di scavo per la raccolta di campioni di suolo e sottosuolo che verranno inviati in orbita per poi essere riportati sulla Terra attorno a metà dicembre.

Emissioni da 1e1547.0-5408

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta una nuova analisi di osservazioni condotte nel 2009 della magnetar catalogata come 1E1547.0-5408. Un team di ricercatori guidato da GianLuca Israel dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Roma ha usato dati raccolti dal radiotelescopio Parkes e dagli osservatori spaziali per i raggi X Chandra della NASA e XMM-Newton dell’ESA per cercare le emissioni di 1E1547.0-5408. Il risultato è stato la scoperta di forti emissioni ravvicinate di raggi X e onde radio che confermano un legame tra magnetar e lampi radio veloci, al centro di recenti ricerche.

Personale nell'esperimento Borexino (Immagine cortesia INFN. Tutti i diritti riservati)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la rilevazione di neutrini prodotti dal Sole dall’esperimento Borexino. Gli scienziati della collaborazione Borexino ai Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare che ha condotto tale rilevazione hanno ottenuto in questo modo la prova sperimentale che il ciclo CNO (carbonio-azoto-ossigeno), che produce quei neutrini, è alla base della fusione nucleare che avviene nel nucleo solare. Questo ciclo è predominante nelle stelle con massa superiore al Sole e ciò aggiunge importanza alla prova offerta a una teoria sviluppata a partire da più di ottant’anni fa.

CK Vulpeculae vista da Gemini Nord (Immagine International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA. Image processing: Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Jen Miller (Gemini Observatory/NSF's NOIRLab), Mahdi Zamani & Davide de Martin)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta una ricerca su CK Vulpeculae (CK Vul), quella che era considerata una nova ben documentata essendo stata descritta tra il 1670 e il 1672, anche per la nebulosa bipolare che ha lasciato ed è stata studiata recentemente. Un team di astronomi guidato da Dipankar Banerjee, Tom Geballe e Nye Evans ha usato lo spettrografo GNIRS montato sul telescopio Gemini Nord per ottenere misurazioni che hanno portato a concludere che CK Vulpeculae è distante circa 10.000 anni luce dalla Terra, cinque volte più lontata di quanto stimato in precedenza, e che l’esplosione sia stata più potente rispetto a una nova ma non ai livelli di una supernova.

L'inizio della missione Chang'e 5 (Immagine cortesia CGTN)

Poche ore fa è stata lanciata con successo la missione Chang’e 5. Un razzo vettore Long March 5 è decollato dal centro spaziale di Wenchang e dopo circa 36 minuti un orbiter e un lander si sono separati dall’ultimo stadio del razzo per cominciare il loro viaggio verso la Luna. Lo scopo è di prelevare campioni del suolo lunare da riportare sulla Terra.