L’origine di CK Vulpeculae è stata un evento tra nova e supernova

CK Vulpeculae vista da Gemini Nord (Immagine International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA. Image processing: Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Jen Miller (Gemini Observatory/NSF's NOIRLab), Mahdi Zamani & Davide de Martin)
CK Vulpeculae vista da Gemini Nord (Immagine International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA. Image processing: Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Jen Miller (Gemini Observatory/NSF’s NOIRLab), Mahdi Zamani & Davide de Martin)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta una ricerca su CK Vulpeculae (CK Vul), quella che era considerata una nova ben documentata essendo stata descritta tra il 1670 e il 1672, anche per la nebulosa bipolare che ha lasciato ed è stata studiata recentemente. Un team di astronomi guidato da Dipankar Banerjee, Tom Geballe e Nye Evans ha usato lo spettrografo GNIRS montato sul telescopio Gemini Nord per ottenere misurazioni che hanno portato a concludere che CK Vulpeculae è distante circa 10.000 anni luce dalla Terra, cinque volte più lontata di quanto stimato in precedenza, e che l’esplosione sia stata più potente rispetto a una nova ma non ai livelli di una supernova.

CK Vulpeculae fu visibile per quasi due anni anche a occhio nudo durante i picchi di luminosità che la fecero catalogare come nova. Recentemente la nebulosa bipolare che ne rimane è stata oggetto di studi per cercare di capire la sua natura esatta ma ci sono ancora teorie contrastanti. Secondo uno studio riportato in un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” nell’ottobre 2018 l’evento venne provocato dalla collisione tra una nana bianca e una nana bruna. Oggi un nuovo studio aggiunge nuove domande riguardo a un evento che risulta ancor più anomalo di quanto pensassero gli astronomi.

Le nuove conclusioni, con qualche nuova risposta ma anche con qualche nuova domanda, su CK Vulpeculae sono arrivate dopo che i ricercatori l’hanno osservata con lo strumento GNIRS (Gemini Near-Infrared Spectrograph) montato sul telescopio Gemini Nord alle Hawaii. L’idea originale era di esaminare ciò che resta nel cuore della nebulosa ma gli astronomi si sono resi conto che ciò sarebbe stato ben più difficile del previsto. A quel punto, hanno condotto osservazioni dell’intera nebulosa, fino ai bordi dei due lobi. Ciò ha permesso di rilevare lo spostamento verso il rosso e il blu degli atomi di ferro al suo interno, cha a sua volta he permesso di stimare la velocità di espansione dei lobi, la quale è risultata molto più elevata di quanto suggerito da precedenti osservazioni, fino a 7 milioni di km/h.

Mettendo assieme i nuovi dati della velocità di espansione di CK Vulpeculae con altri già conosciuti, come l’espansione misurata nel corso degli ultimi dieci anni, i ricercatori hanno stimato che essa è distante circa 10.000 anni luce dalla Terra, circa cinque volte più delle precedenti stime. Ciò significa che l’esplosione avvistata nel 1670 era molto più luminosa, e quindi molto più potente, di quanto fosse stato stimato, con un’energia rilasciata circa 25 volte maggiore rispetto alle stime precedenti. In sostanza, se già prima era considerata una nova anomala, questo nuovo studio la pone in una categoria diversa.

Già in passato alcuni eventi con una luminosità tra la nova e la supernova sono stati rilevati, portando alla creazione della classe degli oggetti Transitori Ottici a Luminosità Intermedia (in inglese Intermediate Luminosity Optical Transients, ILOT). In alcuni casi, tali eventi sono stati spiegati come il frutto di una fusione tra stelle ma CK Vulpeculae ha caratteristiche davvero peculiari.

Dipankar Banerjee ha dichiarato che al momento è difficile dare una spiegazione definitiva e convincente per l’origine di CK Vulpeculae. Lui e i suoi colleghi rimangono aperti a qualsiasi teoria. Questo studio potrà aiutare a scoprire altri eventi di quel tipo, tra la nova e la supernova, sperando di ottenere più informazioni sui meccanismi che li generano.

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