January 2021

Il cargo spaziale Dragon lascia la Stazione Spaziale Internazionale (Immagine NASA TV)

Poche ore fa la navicella spaziale Dragon di SpaceX ha concluso la sua missione CRS-21 (Cargo Resupply Service 21) per conto della NASA ammarando senza problemi nel Golfo del Messico, al largo delle coste della Florida. La Dragon aveva lasciato la Stazione Spaziale Internazionale martedi. Per SpaceX, era la prima missione del secondo contratto con la NASA per trasportare rifornimenti alla Stazione con la nuova versione del cargo Dragon, la prima ad ammarare vicino alla costa orientale degli USA invece che nell’Oceano Pacifico.

Concetto artistico della galassia ID2299 (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su una galassia massiccia nell’universo lontano nella quale una fusione galattica sembra aver inibito la formazione stellare. Un team di ricarcatori guidato da Annagrazia Puglisi, ricercatrice postdoc del Centro di astronomia extragalattica della Durham University, ha usato il radiotelescopio ALMA per esaminare la galassia catalogata come ID2299 trovando un’attività di formazione stellare nelle sue regioni centrali mentre un’enorme quantità di gas è stata espulsa togliendo la possibilità di formare nuove stelle.

Sistemi di fusione galattica: in alto ci sono le galassie NGC 3256, NGC 1614 e NGC 4194; in basso ci sono le galassie NGC 3690, NGC 6052 e NGC 34.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta una ricerca sul tasso di formazione stellare in sistemi di fusione galattica. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble all’interno dell’indagine Hubble imaging Probe of Extreme Environments and Clusters (HiPEEC) per studiare l’influenza di una fusione galattica sulla formazione stellare, in particolare di interi ammassi stellari. L’ESA ha pubblicato una composizione di sei sistemi di questo tipo.

Concetto artistico del sistema di TOI-942 (Immagine cortesia INAF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’identificazione di due esopianeti nettuniani caldi nel sistema di TOI-942. Un team di ricercatori guidato da Ilaria Carleo della Wesleyan University, negli USA, e associata all’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Padova ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA per trovare i candidati esopianeti, successivamente confermati con osservazioni mirate condotte con gli strumenti HARPS-N montato sul Telescopio Nazionale Galileo, alle Isole Canarie, e REM dell’osservatorio di La Silla, in Cile. Con un’età stimata tra i 30 e gli 80 milioni di anni, si tratta del sistema planetario più giovane scoperto grazie a TESS, eccellente per studiare l’evoluzione dei pianeti.

L'area di cielo dove lo strumento eROSITA ha individuato gli otto ammassi galattici che formano il nuovo superammasso

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un superammasso galattico. Un team di ricercatori guidato da Vittorio Ghirardini del Max-Planck-Institut für extraterrestrische Physik di Garching, in Germania, ha analizzato dati dell’indagine eFEDS condotta con lo strumento eROSITA del telescopio spaziale Spektr-RG identificando una struttura composta da otto diversi ammassi galattici. Successive osservazioni mirate con i radiotelescopi LOFAR e uGMRT hanno permesso di confermare che si tratta proprio di un superammasso grazie all’individuazione di filamenti che uniscono le varie galassie. La possibilità di migliorare le nostre conoscenze della rete di filamenti cosmici è uno dei motivi per cui è importante trovare questi superammassi.