September 2021

La roccia Rochette (Immagine NASA/JPL-Caltech)

La NASA ha pubblicato i primi risultati dell’esame dei primi due campioni di roccia raccolti nei giorni scorsi dal Mars Rover Perseverance nel cratere Jezero sul pianeta Marte. Dopo la delusione del mese scorso, con il fallimento del primo tentativo di prelievo di un campione di una roccia che si è rivelata troppo friabile, sono arrivati due successi. Una roccia soprannominata Rochette si è rivelata adatta e Perseverance ha avuto successo nel prelievo di un campione soprannominato Montdenier il 6 settembre e un campione soprannominato Montagnac l’8 settembre. L’indicazione più interessante è che nell’area c’è stata acqua per un lungo periodo in cui l’ambiente era potenzialmente abitabile.

Rappresentazione del sistema solare fino alla fascia di Kuiper

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Planetary Science Journal” riporta uno studio su alcuni oggetti della fascia di Kuiper che fanno parte di un particolare gruppo di cui nuove osservazioni hanno rivelato una colorazione blu e una natura binaria. Un team di ricercatori ha usato osservazioni gestite dal team Col-OSSOS che ha ottenuto misure dei colori di 98 oggetti della fascia di Kuiper offrendo anche nuove informazioni sul sottogruppo degli oggetti chiamati oggetti classici freddi della fascia di Kuiper. La loro conclusione è che gli oggetti binari blu sono stati spinti in quell’area da Nettuno nel corso del suo allontanamento dal Sole.

La Nebulosa di Orione vista dal telescopio spaziale Hubble e sulla destra il particolare di HH204 con il suo getto di materiali.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” rporta uno studio che rivela con dettagli mai visti finora gli effetti fisici e chimici dell’impatto di un getto protostellare nella Nebulosa di Orione. Un team di ricercatori guidato da José Eduardo Méndez Delgado, studente di dottorato all’Istituto di Astrofisica delle Canarie (IAC) ha usato osservazioni condotte con il VLT e vent’anni di immagini del telescopio spaziale Hubble. Ciò ha permesso di esaminare l’urto del getto protostellare emesso dall’oggetto catalogato come HH204 sull’ambiente circostante e le conseguenti modifiche su densità e temperatura del gas nella Nebulosa di Orione. Ciò ha causato a sua volta un aumento a livello gassoso di atomi di elementi pesanti come ferro e nickel.

Illustrazione di MG B2016+112

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su una doppia sorgente di raggi X nell’universo primordiale catalogata come MG B2016+112 che potrebbe essere composta da due buchi neri supermassicci la cui immagine è distorta da una lente gravitazionale. Cristiana Spingola dell’Istituto di radioastronomia dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Bologna e i colleghi Daniel Schwartz e Anna Barnacka sono partiti da una rilevazione ottenuta dall’Osservatorio spaziale per i raggi X Chandra della NASA per esaminare il doppio oggetto osservato. Si tratta di una situazione inedita perché dalla Terra lo vediamo com’era quando l’universo aveva circa due miliardi di anni con le due componenti separate da soli 650 anni luce. Allo stato attuale, non si può escludere che si tratti di un unico buco nero supermassiccio e di uno dei suoi getti di materiali la cui immagine è stata fortemente distorta dalla lente gravitazionale.

Un'infografica (NASA/JPL-Caltech) che offre un confronto tra le dimensioni di pianeti, nane brune e stelle molto piccole

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla nana bruna classificata come WISEA J153429.75-104303.3, o semplicemente WISE 1534–1043, soprannominata l’Incidente perché è stata scoperta in modo puramente casuale. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con vari telescopi per cercare di capire le caratteristiche di una nana bruna diversa da quelle conosciute. Le sue emissioni sono molto fiohe hanno reso difficile ottenere le informazioni desiderate ma la conclusione dei ricercatori è che sia molto vecchia, con un’età tra i 10 e i 13 miliardi di anni, e sia passata vicina a oggetti molto più massicci che l’hanno accelerata fino a raggiungere la notevole velocità rilevata. La sua relativa vicinanza alla Terra potrebbe essere casuale oppure indicare che nane brune di quel tipo sono più comuni del previsto ma non riusciamo a rilevarle con gli strumenti attuali.