2021

Le coppie di quasar J0749+2255 e J0841+4825

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di due quasar doppi che potrebbero far parte di una popolazione nascosta perché due quasar molto vicini sono difficili da distinguere. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble di quasar per trovare queste coppie risalenti a circa 10 miliardi di anni fa. I due quasar di ogni coppia sono distanti tra di loro circa 10.000 anni luce e le galassie che li ospitano si fonderanno e a un certo punto anche i buchi neri supermassicci che alimentano i quasar si fonderanno.

Parte della Nebulosa Velo (Immagine ESA/Hubble & NASA, Z. Levay)

Una fotografia di una parte della Nebulosa Velo catturata dal telescopio spaziale Hubble offre una nuova vista di questi resti di supernova dopo l’applicazione di nuove tecniche di elaborazione. La Nebulosa Velo è già stata al centro di osservazioni, analisi ed elaborazioni delle immagini ottenute perché quei resti formano una vasta nebulosa diffusa che è formata da diverse parti catalogate con diverse sigle e conosciute con diversi nomi. Questa nebulosa costituisce a sua volta solo la parte visibile del Cerchio del Cigno dato che questi resti di supernova devono essere osservati in una gamma più ampia dello spettro elettromagnetico per essere rilevati completamente.

Alcuni deflussi che indicano un'origine da protostelle

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di quattro massicce nubi molecolari nell’area centrale della Via Lattea con tracce di formazione stellare in una zona che era considerata troppo caotica perché ciò potesse avvenire. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per esaminare la cosiddetta zona molecolare centrale della Via Lattea scoprendo oltre 800 di quelle che vengono considerate uova stellari, cioè nuclei densi di gas e polvere. ALMA ha permesso di rilevare 43 deflussi energetici di materiali con caratteristiche associate alla formazione stellare, un’ulteriore prova di ciò che sta avvenendo in quell’area.

Il decollo di Starship SN11 nella nebbia (Immagine cortesia SpaceX)

Era il pomeriggio di ieri in Italia quando SpaceX ha condotto a Boca Chica, in Texas, il test di volo del prototipo di Starship identificato come SN11, il quarto dopo quello del 3 marzo 2020. C’era nebbia nell’area e molti pensavano che il test sarebbe stato rimandato, invece SN11 è stato lanciato. La conseguenza è che praticamente non si vedeva nulla e solo le telecamere installate sul prototipo mostravano qualcosa, anche se si è trattato di informazioni riguardanti l’attività dei tre motori Raptor. Qualcosa è successo durante le manovre di discesa, le immagini si sono bloccate e dal commento della diretta gli spettatori hanno scoperto che SN11 è esploso per motivi da verificare. Sembra un passo indietro per SpaceX ma l’azienda di Elon Musk continua con i test e il piano è di far volare SN15, saltando tre prototipi. Ci sono progressi anche per il razzo SuperHeavy.

Concetto artistico del candidato buco nero di massa intermedia e del lampo gamma da esso deviato (Immagine cortesia Carl Knox, OzGrav)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di un candidato buco nero di massa intermedia. Un team di ricercatori ha studiato una lente gravitazionale utilizzando rilevazioni di fotoni che erano parte di un lampo gamma per calcolare la massa della lente basandosi sul ritardo causato dalla deviazione dei fotoni del suo “eco”. Il risultato è che la massa dell’oggetto che agisce come lente gravitazionale è stata stimata in circa 55.000 volte quella del Sole. La natura dell’oggetto non è certo ma l’analisi dei dati favorisce nettamente l’ipotesi che si tratti di un buco nero di massa intermedia, un tipo di buco nero raro e soprattutto molto elusivo.