
Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notice of the Royal Astronomical Society” riporta l’osservazione di detriti orbitanti attorno alla nana bianca catalogata come WD1054-226 in una formazione che suggerisce un legame gravitazionale come quello che può essere generato da un pianeta. Un team di ricercatori ha usato la macchina fotografica ULTRACAM montata sul telescopio NTT all’Osservatorio La Silla dell’ESO in Cile per esaminare gli oggetti che passano regolarmente di fronte a quei resti di stella. Dati ottenuti dal telescopio spaziale TESS della NASA hanno aiutato a identificare quello che sembra un disco di detriti che non si sono dispersi, forse grazie a un pianeta che agisce come una sorta di pastore che li tiene legati. Il pianeta sarebbe nell’area abitabile di quel sistema, un caso particolare dato che ha al centro una nana bianca.
Distante circa 117 anni luce dalla Terra, la nana bianca WD1054-226 è ciò che rimane di una stella medio-piccola alla fine della sua vita normale. Una massa paragonabile a quella del Sole si contrae in un volume paragonabile a quello della Terra. L’agonia di una stella di quel tipo passa attraverso una fase di gigante rossa che può inghiottire pianeti vicini e destabilizzare pianeti lontani. Pianeti possono sopravvivere a quegli eventi ma diventano difficili da rilevare perché una nana bianca è più fredda e fioca di una stella normale.
Ci sono volute 18 notti di osservazioni catturate dalla macchina fotografica ULTRACAM montata sul New Technology Telescope (NTT) per trovare le tracce di oggetti che passavano davanti alla nana bianca WD1054-226 dal punto di vista terrestre. I ricercatori hanno trovato altri dati su quel sistema tra le osservazioni condotte dal telescopio spaziale TESS, l’attuale cacciatore di pianeti della NASA. Ulteriori dati sono stati raccolti grazie allo spettrografo UVES (Ultraviolet and Visual Echelle Spectrograph) montato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO e al telescopio spaziale Spitzer della NASA.
L’analisi dei dati raccolti indica che ci sono 65 nubi di detriti che orbitano attorno alla nana bianca WD1054-226 ogni 25 ore. Ciò indica un’orbita nella zona abitabile di quel sistema, molto vicino alla stella ormai ridotta a un resto piccolo e molto meno caldo di una stella normale. La traccia più pronunciata di un passaggio di fronte a WD1054-226 è anch’essa regolare dato che avviene ogni 23,1 minuti.
Queste tracce e la loro periodicità mostrano un’armonia gravitazionale tra gli oggetti presenti nel sistema. Essa suggerisce la presenza di un pianeta, il quale ha una gravità sufficiente a mantenere un legame stabile con altri oggetti più piccoli. Il possibile pianeta è stato paragonato a un pastore che “guida” gli altri oggetti impedendo che si disperdano.
Jay Farihi, autore principale dell’articolo, ha parlato di strutture con dimensioni di una luna irregolari e polverose come una cometa. Il possibile pianeta non è stato avvistato direttamente ma Farihi ha spiegato che senza un’influenza gravitazionale ci sarebbero attriti e collisioni che causerebbero una dispersione degli altri oggetti con la conseguente perdita della regolarità rilevata nei loro passaggi. Ha paragonato questa situazione a quella di alcune lune di Nettuno e Saturno che aiutano a mantenere la stabilità degli anelli dei pianeti.
Un pianeta nell’area abitabile di un sistema con al centro una nana bianca sarebbe una scoperta senza precedenti. Quell’area è stata spazzata quando la stella era nella fase di gigante rossa perciò i vari oggetti presenti ora vi sono arrivati successivamente, in seguito a qualche “scossone” gravitazionale avvenuto durante l’agonia della stella progenitrice della nana bianca WD1054-226. La situazione attuale potrebbe rimanere stabile molto a lungo, secondo i ricercatori anche un paio di miliardi di anni perciò in teoria c’è tempo per forme di vita per emergere su un pianeta anche se la sua stella è una nana bianca.
Fra qualche miliardo di anni anche il Sole si trasformerà in una nana bianca perciò il sistema di WD1054-226 offre on’occhiata a quello che potrebbe essere il futuro del sistema solare. La possibile presenza di un pianeta nella sua area abitabile lo rende ancor più interessante e stimolerà ulteriori studi per verificarne l’esistenza.
