2022

Concetto artistico del blazar PKS 2131-021 con i suoi due buchi neri supermassicci (Immagine cortesia Caltech/R. Hurt (IPAC))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sul blazar catalogato come PKS 2131-021 che offre prove del fatto che contenga una coppia di buchi neri supermassicci che orbitano l’uno attorno all’altro in un periodo di due anni. Un team di ricercatori ha utilizzato dati raccolti da diversi telescopi con osservazioni radio che vanno indietro nel tempo fino al 1975 per ricostruire ciò che succede all’interno di PKS 2131-021 sfruttando la sua natura di blazar. Ciò perché per definizione un blazar è alimentato da un buco nero supermassiccio che emette un getto di materiali a velocità elevatissime orientato verso la Terra. L’esame del getto proveniente da PKS 2131-021 ha mostrato un movimento causato dai movimenti orbitali del buco nero e di un compagno l’uno attorno all’altro. Secondo i ricercatori, dal punto di vista terrestre, questi due buchi neri supermassicci si fonderanno tra circa 10.000 anni.

Il cratere Urvara sul pianeta nano Cerere

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta l’identificazione di sali e composti organici nel cratere Urvara sul pianeta nano Cerere. Un team di ricercatori ha utilizzato i dati raccolti dalla sonda spaziale Dawn della NASA per condurre l’indagine più dettagliata sul cratere Urvara, il terzo cratere da impatto per dimensioni su Cerere. I risultati non sono sorprendenti e anzi confermano le scoperte degli anni scorsi riguardanti soprattutto i due crateri più grandi, Occator ed Ernutet. Le celebri macchie bianche che sono state chiamate in gergo faculae, misteriose prima degli esami ravvicinati, brillano grazie ai sali contenuti e ora è arrivata la conferma anche per Urvara. Questo risultato conferma anche la presenza almeno in passato di un oceano sotterraneo in cui acqua molto salata rimaneva allo stato liquido e forse ce n’è ancora.

L'ammasso galattico Abell 3667

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la vista più dettagliata mai ottenuta di resti all’interno dell’ammasso galattico Abell 3667 con un’onda d’urto che si espande per oltre sei milioni di anni luce, la più grande mai individuata. Un team di ricercatori guidato da Francesco de Gasperin dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato il radiotelescopio MeerKAT per ottenere le immagini dettagliate di un’onda d’urto generata dalla collisione tra due ammassi galattici avvenuta oltre un miliardo di anni fa.

Concetto artistico di WASP-121 b (Immagine Engine House VFX)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di un nuovo studio sull’esopianeta WASP-121b, un gioviano ultracaldo considerato uno dei pianeti con le condizioni più estreme conosciute. Un team di ricercatori guidato da Tom Evans, oggi al Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, in Germania, ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble per indagare sui composti presenti nell’atmosfera di WASP-121b. La conclusione è che potrebbero esservi nubi di ferro, titanio e corindone, la forma cristallizzata di ossido di alluminio che compone rubini e zaffiri.

Il cargo spaziale Cygnus S.S. Piers Sellers catturato dal braccio robotico Canadarm2 (Immagine NASA TV)

La navicella spaziale Cygnus di Northrop Grumman, partita sabato 19 febbraio, ha appena raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale ed è stata catturata dal braccio robotico Canadarm2. L’astronauta Raja Chari, assistito dalla collega Kayla Barron, inizierà fra poco la lenta manovra per spostare la Cygnus fino a farla attraccare al modulo Unity della Stazione dopo circa due ore.