April 2023

M87 con il suo buco nero supermassiccio e il getto che produce (Immagine R.-S. Lu (SHAO), E. Ros (MPIfR), S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati delle prime osservazioni mai ottenute della struttura ad anello che mostra la materia che cade nel buco nero supermassiccio al centro della galassia M87. Un team di ricercatori che include Gabriele Giovannini e Marcello Giroletti dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Bologna ha usato i radiotelescopi ALMA, GLT e alcuni di quelli parte dell’array GMVA per ottenere le immagini che cercavano. Queste immagini mostrano non solo l’area attorno al buco nero ma anche i flussi di materiali che danno origine a un getto relativistico. I dati raccolti sono utili per capire i meccanismi che portano quei getti a raggiungere le energie necessarie per essere accelerati a velocità che si avvicinano a quella della luce.

La superficie della Luna e la Terra sullo sfondo viste dal lander Hakuto-R poco prima del tentativo di allunaggio (Immagine cortesia ispace)

Era pomeriggio in Italia quando il lander Hakuto-R di ispace inc. ha tentato l’allunaggio. Poco prima del contatto con il suolo, il team al centro controllo missione ha perso il contatto con Hakuto-R e l’ultima fase della manovra è stata seguita solo attraverso una simulazione basata sulla programmazione della frenata. Dopo oltre mezz’ora di tentativi di ristabilire i contatti con il lander, il fondatore e amministratore delegato dell’azienda Takeshi Hakamada ha dovuto ammettere di dover assumere che non sia stato possibile completare l’allunaggio.

L'ammasso galattico Abell 2744 e l'area circostante, che include le viste distorte dall'effetto di lente gravitazionale di galassie dietro di esso. Tra di esse ci sono le sette galassie identificate nel protoammasso A2744-z7p9OD, viste anche nei riquadri.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta le prove della scoperta del protoammasso galattico più antico conosciuto finora. Un team di ricercatori guidato da Takahiro Morishita del Caltech che include vari ricercatori dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha individuato l’ammasso in fase di formazione che è stato catalogato come A2744-z7p9OD con il telescopio spaziale Hubble per poi confermarne con il telescopio spaziale James Webb la presenza di almeno sette galassie. Esse stavano formando una struttura più grande circa 650 milioni di anni dopo il Big Bang e secondo i calcoli l’ammasso si è ingrandito nel tempo includendo molte altre galassie.

Il Super Heavy Booster 7 decolla con la Starship 24 in cima (Immagine cortesia SpaceX)

SpaceX ha condotto il test di volo del prototipo del suo razzo Super Heavy e della Starship, lanciati dalla base di Boca Chica, in Texas. Si tratta del primo test che ha visto l’intero sistema dell’azienda di Elon Musk che dovrebbe rivoluzionare i viaggi spaziali con una capacità di trasporto senza precedenti ed essendo totalmente riutilizzabile. In questo caso però si tratta di prototipi con il Super Heavy identificato come Booster 7 e Starship identificata come Starship 24 o Ship24 o semplicemente S24 che non hanno i requisiti di sicurezza richiesti per condurre atterraggi controllati. Il test è terminato dopo quasi 4 minuti con l’esplosione di entrambi i veicoli.

L'immagine che mostra l'area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87 nella versione pubblicata nel 2019 e in quella rielaborata col sistema PRIMO

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati dell’uso di un sistema di apprendimento automatico per ottenere una versione più nitida e dettagliata dell’immagine che mostra l’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87. Lia Medeiros (Institute for Advanced Study), Dimitrios Psaltis (Georgia Tech), Tod Lauer (NOIRLab) e Feryal Özel (Georgia Tech), tutti membri della Collaborazione Event Horizon Telescope (EHT) che ha ottenuto l’immagine ormai diventata celebre, hanno sviluppato il sistema PRIMO per rielaborare i dati raccolti nel corso della campagna di osservazione originale del 2017. Il loro scopo è di ottenere la massima risoluzione possibile con tutti i dettagli presenti nei dati raccolti dai vari radiotelescopi che partecipano alla Collaborazione EHT. L’immagine, sulla quale i quattro ricercatori detengono i diritti, mostra il confronto tra il celebre risultato pubblicato nel 2019 e quello del primo test con PRIMO.