
Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta prove che l’ammasso globulare Omega Centauri contiene un buco nero di massa intermedia. Un team di ricercatori guidato da Maximilian Häberle del Max Planck Institute for Astronomy (MPIA) di Heidelberg, in Germania, che include Mattia Libralato dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato due decenni di osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per trovare quelle prove. L’hanno fatto tracciando l’orbita di sette stelle al centro di Omega Centauri che sono in rapido movimento a causa di un oggetto con una massa che è almeno 8.200 volte quella del Sole. Ciò conferma anche l’ipotesi che quest’ammasso stellare sia ciò che rimane di una galassia nana assorbita dalla Via Lattea.
L’immagine (ESA/Hubble & NASA, M. Häberle (MPIA)) mostra da sinistra l’ammasso globulare Omega Centauri, la sua area centrale e l’area in cui probabilmente è situato il buco nero di massa intermedia.
Come il nome suggerisce, i buchi neri di massa intermedia sono a metà strada tra quelli nati da nuclei di stelle morte e i buchi neri supermassicci al centro delle galassie. Potrebbe costituire una fase dell’evoluzione dei buchi neri supermassicci e di conseguenza gli astronomi sono molto interessati a trovarli. Vari candidati sono stati scoperti nel corso degli anni ma sembrano davvero rari e difficili da studiare.
Anche il candidato nell’ammasso globulare Omega Centauri è conosciuto da tempo dato che fu al centro di uno studio pubblicato nell’aprile 2008 sulla rivista “The Astrophysical Journal”. Tuttavia, quella scoperta è stata al centro di varie controversie, a conferma della difficoltà nello studio di quell’area, che pure è praticamente nel vicinato cosmico dato che è a circa 17.700 anni luce dalla Terra.
Le sette stelle che si muovono attorno a un oggetto invisibile sono state scoperte esaminando oltre 500 immagini catturate nel corso di due decenni dal telescopio spaziale Hubble. La maggior parte è stata scattata per calibrare gli strumenti di Hubble ma sono risultate comunque utili per misurare la velocità di 1,4 milioni di stelle nell’ammasso Omega Centauri.
Maximilian Häberle ha usato la classica metafora dell’ago nel pagliaio riguardo alla ricerca che ha condotto assieme ai suoi collaboratori. Nonostante ciò, alla fine hanno trovato ben sette aghi nel pagliaio dell’archivio di Hubble, sette stelle in rapido movimento al centro di Omega Centauri. Un paragone è stato fatto con alcune stelle in rapido movimento attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea.
L’esame dei movimenti delle sette stelle ha permesso al team di Maximilian Häberle di calcolare che al centro di Omega Centauri c’è un oggetto invisibile con una massa che è almeno 8.200 volte quella del Sole. Si tratta delle prove più solide a favore di un candidato buco nero di massa intermedia.
Secondo i modelli di formazione ed evoluzione delle galassie, i buchi neri supermassicci sono nati dalla crescita di quelli di massa intermedia grazie all’assorbimento di enormi quantità di materiali presenti nelle galassie primordiali. Omega Centauri è già da tempo considerato ciò che probabilmente rimane di una galassia nana primordiale assorbita in tempi remoti dalla Via Lattea. Il suo buco nero centrale è rimasto di massa intermedia quasi certamente proprio perché la Via Lattea gli ha rubato molto gas.
Le informazioni riguardanti la posizione e la massa del buco nero di massa intermedia al centro di Omega Centauri rimangono approssimative. Per eliminare ogni dubbio, i ricercatori intendono condurre osservazioni mirate con il telescopio spaziale James Webb. In futuro sarà possibile condurre osservazioni anche con altri strumenti in fase di costruzione. Le stelle vicine a questo buco nero possono avere periodi orbitali di oltre un secolo perciò ricostruire con precisione le loro orbite è un lavoro davvero a lungo termine.
