2024

Illustrazione del sistema della stella HD 63433

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la conferma dell’esistenza dell’esopianeta HD 63433d, un pianeta roccioso con dimensioni vicine a quelle della della Terra che orbita attorno a una stella molto simile al Sole in un sistema già conosciuto. Un team di ricercatori guidato da Melinda Soares-Furtado dell’Università del Wisconsin-Madison e Benjamin Capistrant, ora studente all’Università della Florida, ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA per identificare HD 63433d all’interno dell’indagine THYME (TESS Hunt for Young and Maturing Exoplanets). La sua notevole vicinanza alla sua stella lo rende probabilmente un cosiddetto pianeta di lava dato che sul lato diurno la temperatura sulla superficie è stimata a oltre 1.500° Kelvin.

Concetto artistico delle conseguenze di una supernova in un sistema binario (Immagine ESO/L. Calçada)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno su “The Astrophysical Journal Letters”, riportano diversi aspetti di uno studio dei resti di supernova catalogati come SN 2022jli che includono le prove della presenza di un oggetto compatto che potrebbe essere una stella di neutroni o un buco nero che si è formato dopo la supernova. Due team di ricercatori hanno usato vari strumenti tra cui il Very Large Telescope (VLT) e il New Technology Telescope (NTT), entrambi dell’ESO, per studiare le conseguenze di questa supernova e trovare il collegamento diretto con la formazione di un oggetto compatto.

30 Doradus B (Immagine X-ray: NASA/CXC/Penn State Univ./L. Townsley et al.; Optical: NASA/STScI/HST; Infrared: NASA/JPL/CalTech/SST; Image Processing: NASA/CXC/SAO/J. Schmidt, N. Wolk, K. Arcand)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta prove che i resti di supernova catalogati come 30 Doradus B, o semplicemente 30 Dor B, sono il frutto di almeno due supernove separate e non di una sola. Un team di ricercatori guidato da Wei-An Chen dell’Università Nazionale di Taiwan ha combinato osservazioni condotte con diversi telescopi in diverse bande elettromagnetiche per trovare le tracce di un vasto ma molto tenue involucro che si estende per 130 anni luce che si aggiunge ai resti visibili a frequenze ottiche. Allo stesso tempo, è stato rilevato un vento che genera una nebullosa del tipo che viene chiamato in gergo pulsar wind nebula. Sono resti che non possono essere stati generati da un’unica supernova.

Il razzo vettore Vulcan al decollo (Immagine cortesia NASA TV)

Poco fa il razzo vettore Vulcan della ULA è partito per la sua missione inaugurale, formalmente indicata come CERT-1. Per l’occasione, trasportava il lander lunare Peregrine di Astrobotic Technology, che si è separato dallo stadio del razzo chiamato Centaur dopo circa 50 minuti. Anche una capsula contenente ceneri di vari personaggi famosi è stata lanciata in un’orbita eliocentrica. Il Centaur ha continuato la sua missione con diverse accensioni e spegnimenti del suo motore fino a uscire dall’orbita terrestre, prevista dopo poco meno di quattro ore e mezza dal lancio.

Concetto artistico di esopianeti potenzialmente abitabili (Immagine cortesia Christine Daniloff, MIT; iStock)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio che esamina la possibilità di usare la misura della scarsità di carbonio nell’atmosfera di un pianeta roccioso temperato come indicatore della presenza di oceani d’acqua liquida e di possibili forme di vita. Un team di ricercatori guidato da Julien de Wit del MIT e da Amaury Triaud dell’Università britannica di Birmingham hanno ideato una strategia basata sulle possibilità di rilevazione da parte del telescopio spaziale James Webb e include un ulteriore passo che consiste nella rilevazione di ozono.