C’è attività nella nube molecolare dietro la nebulosa di Orione

La nube molecolare dietro la nebulosa di Orione vista da HAWK-I (a sinistra) e da ALMA (a destra) (Immagine ESO/Goicoechea et al.)
La nube molecolare dietro la nebulosa di Orione vista da HAWK-I (a sinistra) e da ALMA (a destra) (Immagine ESO/Goicoechea et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sulla nube molecolare situata dietro la nebulosa di Orione. Un gruppo di ricercatori ha utilizzato lo strumento HAWK-I montato sul Very Large Telescope (VLT) e il radiotelescopio ALMA, entrambi dell’ESO, per osservare momenti chiave di fenomeni astrochimici, cioè delle reazioni chimiche che avvengono nello spazio e in questo caso in quell’area e un giorno porteranno alla nascita di nuove stelle.

Le nubi molecolari sono nubi interstellari di gas in cui gli atomi di idrogeno hanno raggiunto livelli di temperatura e densità tali da permettere la formazione di idrogeno molecolare, cioè di molecole formate da due atomi di idrogeno ognuna. Sono particolarmente interessanti per gli astronomi perché è all’interno di quelle nubi che vi sono le condizioni per la formazione di stelle.

La Nebulosa di Orione, conosciuta anche come Messier 42 o M 42 oppure NGC 197, è ben conosciuta perché è visibile anche a occhio nudo a sud della Cintura di Orione. Dietro di essa, a quasi 1400 anni luce dalla Terra, c’è una vasta nube molecolare, la regione di formazione stellare più vicina alla Terra e di conseguenza oggetto di osservazioni con vari strumenti sempre più sofisticati.

In questo caso, i ricercatori hanno utilizzato sia lo strumento HAWK-I (High Acuity Wide-field K-band Imager) montato sul VLT che il radiotelescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) per osservare in particolare un bordo di quella nube molecolare. HAWK-I ha permesso di ottenere immagini ad ampio campo della nube mentre la sensibilità di ALMA ha permesso di ottenere i dettagli della transizione da gas atomico a molecolare in regioni più piccole.

L’ambiente delle nubi molecolari è dinamico con gli atomi di idrogeno che si combinano in molecole ma soprattutto quando quelle molecole cominciano a raggrupparsi. Nelle nubi ci sono anche tracce di altri elementi più pesanti provenienti in genere da supernove a volte lontane dove sono stati creati e poi spinti nello spazio.

Secondo i ricercatori, il bordo della nube molecolare dietro alla nebulosa di Orione è stato compresso da un’onda ad alta pressione che si sta muovendo verso l’interno della nube. Si tratta di una dimostrazione del fatto che gli effetti dinamici e di non equilibrio sono importanti per l’evoluzione della nube.

Queste sono le primissime fasi dell’evoluzione di una nube interstellare che porterà alla nascita di nuove stelle. Le osservazioni di questi eventi sono un lavoro a dir poco a lungo termine dato che potrebbe volerci ancora qualche milione di anni per vedere la prima luce di una stella neonata.

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