Rilevati i più lontani residui delle emissioni ottiche di un lampo gamma corto

L'afterglow di GRB181123B nel cerchietto visto da Gemini Nord (Immagine cortesia International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/K. Paterson & W. Fong (Northwestern University))
L’afterglow di GRB181123B nel cerchietto visto da Gemini Nord (Immagine cortesia International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/K. Paterson & W. Fong (Northwestern University))

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio del lampo gamma corto catalogato come GRB181123B concentrandosi sulla scoperta di quello che in gergo è chiamato afterglow, in parole povere i residui delle emissioni di GRB181123B, i quali in questo caso sono stati rilevati anche a frequenze ottiche. Le stime indicano che quell’evento è stato generato circa dieci miliardi di anni fa rendendolo il più distante mai rilevato con un afterglow ottico. Probabilmente la causa è stata una fusione di stelle di neutroni perciò eventi di questo tipo offrono informazioni su quanto tempo serviva perché avvenissero e sulla loro quantità in quell’epoca.

Negli ultimi anni la rilevazioni di molti nuovi lampi gamma sta permettendo di capire molto meglio la loro origine. Le durate molto diverse sono ormai interpretate con una certa sicurezza in relazione a cause diverse. Questa ricerca riguarda un lampo gamma corto rilevato il 18 novembre 2018 dal telescopio spaziale Swift della NASA.

Catalogato come GRB181123B, questo lampo gamma ha avuto un picco di circa 0,4 secondi ma i residui delle sue emissioni chiamati in gergo afterglow sono durati per qualche ora. Si tratta di un tempo breve ma l’allerta inviato agli astronomi di tutto il mondo ha permesso ad esempio di utilizzare in remoto il telescopio Gemini Nord alle Hawaii e in particolare lo strumento Gemini Multi-Object Spectrograph (GMOS). È così che gli astronomi sono intervenuti in tempo per osservare l’afterglow scoprendone le emissioni a frequenze ottiche.

Anche altri telescopi sono stati puntati in tempo verso l’area dell’evento GRB181123B consentendo di ottenere altre informazioni come quelle spettrografiche dal Gemini Sud. Ciò ha permesso di individuare la galassia in cui probabilmente due stelle di neutroni si sono fuse in quella che in gergo viene chiamata kilonova. L’universo aveva circa 3,8 miliardi di anni, un periodo in cui in molte galassie c’era una notevole attività con moltissime stelle massicce che si formavano, consumavano furiosamente il loro idrogeno e dopo pochi milioni di anni esplodevano in supernove lasciando dietro di sé stelle di neutroni e buchi neri.

Per studiare nei dettagli questi fenomeni, è necessario osservare altri lampi gamma simili. Il problema è che solo in certi casi è possibile che un telescopio interrompa l’attività normale e venga puntato sull’area dove è appena stato rilevato un lampo gamma corto per osservazioni mirate dell’afterglow.

Solo una minoranza dei lampi gamma corti conosciuti ha distanze paragonabili a quella di GRB181123B. Kerry Paterson, prima autrice di questo studio, ha affermato che lei e i suoi colleghi pensano che quest’evento sia la punta dell’iceberg riguardo ai lampi gamma distanti. Gli astronomi stanno migliorando i sistemi di allerta perciò in futuro possiamo aspettarci di ottenere più informazioni su questi eventi estremamente energetici.

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