Possibili tracce di pianeti interstellari scoperte tra le osservazioni del telescopio spaziale Kepler

Il pianeta interstellare CFBDSIR 2149-0403 (Immagine ESO/P. Delorme)
Il pianeta interstellare CFBDSIR 2149-0403 (Immagine ESO/P. Delorme)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta l’individuazione di candidati eventi di microlente gravitazionale che potrebbero essere le tracce di pianeti interstellari, cioè pianeti che non orbitano attorno ad alcuna stella. Un team di ricercatori guidati da Iain McDonald ha utilizzato dato ottenuti nel 2016 durante la missione K2 del telescopio spaziale Kepler della NASA durante il monitoraggio di un’area piena di stelle vicina al centro della Via Lattea. Il risultato è la scoperta di 27 segnali generati da possibili microlenti gravitazionali la cui durata è stata tra un’ora e 10 giorni. I quattro eventi più brevi sono coerenti con pianeti delle dimensioni della Terra.

I pianeti interstellari costituiscono una delle frontiere della ricerca astronomica. Essi possono essere nati in orbita attorno a una stelle e successivanete espulsi dal loro sistema, nel qual caso vengono chiamati anche pianeti orfani, oppure possono essersi formati da una quantità di materiali insufficiente per formare una stella, nel qual caso la definizione di pianeta può essere considerata errata.

Le definizioni sono ancora in fase di discussione e ad esempio è stato proposto il termine planemo, dall’inglese “planetary mass object”, cioè oggetto di massa planetaria, per includere sia i pianeti in orbita attorno a una stella che i pianeti interstellari. Un’altra proposta riguarda i planemo che si sono formati da una piccola nube di materiali che li definisce sub-nane brune.

Negli ultimi anni sono stati scoperti vari possibili pianeti interstellari ma la loro natura esatta è difficile da capire. Ad esempio, CFBDSIR 2149−0403 è stato scoperto durante una ricerca di nane brune e ci sono stime piuttosto diverse per la sua distanza dalla Terra e la sua massa, una vaghezza che rende complicato stabilire se si tratti di un pianeta orfano o di una sub-nana bruna.

Trovare altri pianeti interstellari aiuterà a migliorare il loro studio e per scoprirli il team di Iain McDonald ha cercato le loro tracce sotto forma di microlenti gravitazionali. Si tratta delle minuscole distorsioni create nello spazio dalla gravità dei pianeti che vengono rilevate dai cambiamenti nelle traiettorie delle emissioni elettromagnetiche che raggiungono la Terra passando vicino a uno di quei pianeti.

La missione del telescopio spaziale Kepler è terminata nell’ottobre 2018 ma i dati raccolti sono disponibili e saranno utili ancora per molti anni. In questo caso, si tratta dei dati raccolti nel 2016 durante le osservazioni di un’area piena di stelle vicina al centro della Via Lattea. 27 segnali generati da possibili microlenti gravitazionali sono stati scoperti la cui durata è stata tra un’ora e 10 giorni. L’analisi dei dati indica che i quattro eventi più brevi sono coerenti con pianeti delle dimensioni della Terra.

Il telescopio spaziale Kepler non era progettato per questo tipo di ricerca e ciò complica anche i tentativi di conferma degli eventi individuati nei dati di archivio. I risultati indicano comunque che è possibile cercare effetti di microlente gravitazionale per poi condurre osservazioni mirate nelle aree in cui sono stati individuati. Ciò è utile anche in preparazione di prossime missioni orientate alla ricerca di esopianeti con telescopi progettati anche per la ricerca di microlenti gravitazionali. Scoprire pianeti interstellari e la loro origine aiuterà a capire meglio i processi di formazione ed evoluzione di pianeti e sistemi planetari.

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