
Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio di quelle che sono state paragonate a stelle cadenti, osservate in dettagli mai ottenuti prima assieme alla corona solare. Un team di ricercatori coordinati dalla Northumbria University di Newcastle ha usato osservazioni condotte dalla sonda spaziale Solar Orbiter dell’ESA per studiare quelli che in realtà sono grumi di plasma che possono raggiungere una larghezza di 250 chilometri, una pioggia coronale che precipita sulla superficie del Sole. Quel lplasma si scalda fino ad alcuni milioni di gradi, uno stato che dura pochi minuti durante la caduta fino alla sua condensazione seguente al rapido calo di temperatura.
L’immagine (Cortesia Patrick Antolin. Sfondo: ESA/Solar Orbiter EUI/HRI) mostra una sezione parziale del Sole fotografata dallo strumento EUV della sonda spaziale Solar Orbiter con gas a una temperatura attorno al milione di gradi Celsius. Le linee rosse indicano alcuni dei percorsi della pioggia coronale analizzati in questo studio. Un disegno della Terra in scala accanto alla foto offre l’idea delle dimensioni dell’area fotografata.
Lanciata il 10 febbraio 2020, la sonda spaziale Solar Orbiter, o semplicemente SolO, è una delle missioni che in questo momento stanno studiando vari aspetti dell’attività del Sole. In questo caso, si tratta di una missione dell’ESA sviluppata con la collaborazione della NASA.
Nel corso della primavera 2022, la sonda spaziale Solar Orbiter è passata a una distanza di circa 49 milioni di chilometri dal Sole. Si tratta di uno dei passaggi più ravvicinati che ha permesso di ottenere la migliore risoluzione spaziale delle immagini della corona solare. Gli strumenti Extreme Ultraviolet Imager (EUI) e Spectral Imaging of the Coronal Environment (SPICE) in particolare hanno catturato dettagli della pioggia coronale.
Sulla Terra, una pioggia di meteoriti può cominciare con moltissimi oggetti che entrano nell’atmosfera ma la maggior parte si disintegra a causa dell’attrito. La corona solare è rarefatta perciò non elimina molto materiali dai grumi, di conseguenza gli scienziati pensano che la maggior parte di essi raggiuntano la superficie del Sole intatti.
Finora però non era stato possibile osservare l’impatto della pioggia coronale ma finalmente le osservazioni di SolO hanno avuto successo. Le immagini catturate hanno rivelato che quell’impatto può produrre un lampo luminoso con materiali che schizzano verso l’alto e onde d’urto che riscaldano nuovamente il gas sopra di esso.
Un’altra differenza rispetto alle meteoriti consiste nel fatto che i grumi di plasma non generano code visibili mentre cadono. Ciò è dovuto al fatto che il plasma viene ionizzato e quindi imbrigliato dalle linee di campo magnetico e viene risucchiato e incanalato come se fosse finito in tubi giganti. La compressione e il calore sottostanti impediscono ai grumi di produrre code e di conseguenza rendono questo fenomeno molto più difficile da rilevare sul Sole.
L’osservazione della pioggia coronale con i rapidi cambiamenti di temperatura dei grumi offrono nuove informazioni utili a capire i processi in atto nell’atmosfera solare. Uno dei maggiori misteri ancora senza una precisa spiegazione riguarda il fatto che la parte più esterna di quell’atmosfera può raggiungere temperature fino a 2 milioni di gradi Celsius mentre la superficie arriva a meno di 6.000° Celsius. La pioggia coronale sembra essere più importante del previsto offrendo nuovi spunti per la continuazione degli studi.
