Massimo Luciani

Schema dell'eliosfera (Immagine NASA/IBEX/Adler Planetarium)

Un team di scienziati guidato da Jamie Rankin di Princeton ha usato le misurazioni dei raggi cosmici galattici rilevati dalle sonde spaziali Voyager della NASA per ottenere una stima della pressione totale che plasma, campi magnetici e particelle varie esercitano gli uni sugli altri nell’elioguaina, lo strato esterno dell’eliosfera, la grande bolla attorno al Sole in cui il vento solare fa sentire la sua influenza. Il risultato è più elevato del previsto e aiuterà a capire meglio le interazioni tra il Sole e ciò che lo circonda.

Tracce di antichissimi stagni salati sul fondo del cratere Gale su Marte

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta i risultati di un’analisi di dati raccolti dal Mars Rover Curiosity in una sezione di rocce sedimentarie del cratere Gale su Marte chiamata Sutton Island in cui è stata rilevata la presenza di sale sotto forma di salgemma nei sedimenti. Un team di ricercatori guidato da William Rapin del Caltech ha interpretato quella presenza come prova che circa tre miliardi e mezzo di anni fa lì c’erano stagni salati che sono passati attraverso episodi di tracimazione ed essiccazione. I depositi mostrano la storia delle fluttuazioni climatiche nel periodo in cui l’ambiente marziano passò da bagnato e simile a quello terrestre al deserto secco odierno.

Filamenti (in blu) che collegano le galassie (in bianco) del protoammasso SSA22 (Immagine cortesia Hideki Umehata)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di massicci filamenti di gas tra le galassie di un protoammasso catalogato come SSA22 distante circa 12 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori coordinato dal RIKEN Cluster for Pioneering Research ha usato lo spettrografo MUSE montato sul VLT in Chile e la Suprime-Cam sul telescopio Subaru per mappare quei filamenti, che si estendono per oltre 3 milioni di anni luce. Osservazioni mirate che hanno fornito ulteriori dettagli sono state condotte con il radiotelescopio ALMA e il telescopio Keck. Il gas dei filamenti può alimentare la formazione stellare e la crescita di buchi neri supermassicci nel protoammasso. L’osservazione di quei processi può fornire nuove informazioni sull’evoluzione delle galassie.

Nuovi composti organici scoperti su Encelado, una delle lune di Saturno

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta l’individuazione di composti organici su Encelado, la luna di Saturno diventata celebre nel decennio scorso dopo la scoperta di un oceano sotterraneo. Un team di ricercatori guidato da Nozair Khawaja ha usato dati raccolti dallo strumento Cosmic Dust Analyzer (CDA) della sonda spaziale Cassini per individuare all’interno di granelli di ghiaccio provenienti dalla superficie di Encelado composti che potrebbero essere (di)metilammina, etilammina e carbonili. Non sono i primi composti organici che si formano su Encelado e rappresentano un’altra scoperta interessante nella ricerca di forme di vita su quella luna.

Nick Hague, Alexey Ovchinin e Hazzaa Ali Almansoori assistiti dopo l'atterraggio (Immagine NASA TV)

Poco fa l’astronauta Nick Hague e il cosmonauta Alexey Ovchinin sono tornati sulla Terra sulla navicella spaziale Soyuz MS-12, atterrata in Kazakistan. La Soyuz MS-12 è atterrata sul fianco ma ciò non ha creato problemi all’equipaggio. I due hanno trascorso poco più di 6 mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, dov’erano arrivati il 15 marzo 2019 come parte della Expedition 59. Assieme a loro c’era Hazzaa Ali Almansoori, che ha trascorso 8 giorni sulla Stazione.