Massimo Luciani

Mosaico delle 19 galassie a spirale studiate dal progetto PHANGS

Le immagini di 19 galassie a spirale catturate dal telescopio spaziale James Webb sono state rilasciate all’interno del progetto PHANGS (Physics at High Angular resolution in Nearby GalaxieS). Si tratta di galassie distanti fino a 65 milioni di anni luce che vediamo di piatto e ciò permette di osservare al meglio le stelle al loro interno, una situazione ottimale per un progetto concentrato sui processi di formazione stellare. Gli strumenti NIRCam (Near-Infrared Camera) e MIRI (Mid-Infrared Instrument) di Webb sono stati impiegati per coprire l’infrarosso vicino e medio ottenendo molti nuovi dettagli.

LEDA 60847 (Immagine NASA/ESA/A. Barth (University of California - Irvine)/M. Koss (Eureka Scientific Inc.)/A. Robinson (Rochester Institute of Technology)/Processing: Gladys Kober (NASA/Catholic University of America))

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra LEDA 60847, un gruppo di galassie interagenti. La galassia più grande ha un nucleo galattico attivo con un buco nero supermassiccio circondato da materiali che vengono scaldati al punto da generare le emissioni elettromagnetiche dietro alla sua luminosità. Questa galassia sta interagendo con le sue vicine e in un tempo molto lungo formeranno un’unica galassia più grande.

Il complesso molecolare N79 Sud (Immagine ESA/Webb, NASA & CSA, O. Nayak, M. Meixner)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb mostra una parte della regione di formazione stellare catalogata come N79 nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Viene considerata una sorta di versione più giovane della Nebulosa Tarantola ma gli astronomi ritengono che l’efficienza nella formazione stellare sia stata doppia rispetto ad essa negli ultimi 500.000 anni. Lo strumento MIRI (Mid-InfraRed Instrument) è stato utilizzato per catturare dettagli nell’infrarosso medio mai visti prima di N79 che saranno preziosi per migliorare le nostre conoscenze dei processi di formazione stellare.

Rappresentazione artistica dell'oggetto compatto nel gap di massa per i buchi neri con la pulsar NGC 1851E in alto (Immagine cortesia Daniëlle Futselaar (artsource.nl))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di un oggetto compatto all’interno dell’ammasso globulare catalogato come NGC 1851 la cui natura è incerta perché le stime della massa lo pongono al confine tra stella di neutroni e buco nero. Un team di ricercatori che ne include alcuni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e dell’Università di Bologna ha usato osservazioni condotte con il radiotelescopio MeerKAT per individuare le tracce di un sistema binario composto da una cosiddetta pulsar al millisecondo e dal misterioso oggetto compatto. La massa stimata per quest’oggetto è tra 2,09 e 2,71 volte quella del Sole perciò potrebbe essere una stella di neutroni massiccia o un piccolo buco nero.

Immagine dalla simulazione dell'allunaggio del lander SLIM

Era venerdi pomeriggio in Italia quando il lander SLIM dell’agenzia spaziale giapponese JAXA ha tentato l’allunaggio ma le cose sono diventate complicate. Solo dopo un paio d’ore è stata tenuta una conferenza stampa in cui è stato annunciato che l’allunaggio ha avuto successo ma ci sono stati alcuni problemi che potrebbero accorciare la missione se SLIM non riuscirà a ricaricare le sue batterie. Per ora il Giappone è diventato la quinta nazione a portare un veicolo robotico sulla Luna.