Massimo Luciani

La navicella spaziale Crew Dragon Freedom al decollo per iniziare la missione Ax-3 (Immagine cortesia Axiom Space)

Poche ore fa la navicella spaziale SpaceX Crew Dragon Freedom è partita su un razzo vettore Falcon 9 dal Kennedy Space Center nella missione Axiom Mission 3 o semplicemente Ax-3. Dopo circa dodici minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo. Trascorrerà circa 14 giorni in orbita, quasi tutti attraccata alla Stazione Spaziale Internazionale. Ha anche scopi commerciali in una collaborazione tra SpaceX, Axiom Space e varie aziende e agenzie spaziali nazionali per l’accesso alla Stazione allo scopo di condurre lavori utili per lo sviluppo di nuove tecnologie e per ricerche scientifiche.

Alcuni esempi delle galassie osservate durante l'indagine Cosmic Evolution Early Release Science (CEERS)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni di galassie primordiali che mostrano strane forme, decisamente diverse da quelle a cui siamo abituati e paragonate a banane e perfino a grissini. Un team di ricercatori guidato da Viraj Pandya della Columbia University ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb all’interno dell’indagine CEERS dalle quali hanno ricavato immagini di galassie che risalgono a un periodo aveva tra 600 milioni e 6 miliardi di anni dopo il Big Bang.

Illustrazione del sistema della stella HD 63433

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la conferma dell’esistenza dell’esopianeta HD 63433d, un pianeta roccioso con dimensioni vicine a quelle della della Terra che orbita attorno a una stella molto simile al Sole in un sistema già conosciuto. Un team di ricercatori guidato da Melinda Soares-Furtado dell’Università del Wisconsin-Madison e Benjamin Capistrant, ora studente all’Università della Florida, ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA per identificare HD 63433d all’interno dell’indagine THYME (TESS Hunt for Young and Maturing Exoplanets). La sua notevole vicinanza alla sua stella lo rende probabilmente un cosiddetto pianeta di lava dato che sul lato diurno la temperatura sulla superficie è stimata a oltre 1.500° Kelvin.

Concetto artistico delle conseguenze di una supernova in un sistema binario (Immagine ESO/L. Calçada)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno su “The Astrophysical Journal Letters”, riportano diversi aspetti di uno studio dei resti di supernova catalogati come SN 2022jli che includono le prove della presenza di un oggetto compatto che potrebbe essere una stella di neutroni o un buco nero che si è formato dopo la supernova. Due team di ricercatori hanno usato vari strumenti tra cui il Very Large Telescope (VLT) e il New Technology Telescope (NTT), entrambi dell’ESO, per studiare le conseguenze di questa supernova e trovare il collegamento diretto con la formazione di un oggetto compatto.

30 Doradus B (Immagine X-ray: NASA/CXC/Penn State Univ./L. Townsley et al.; Optical: NASA/STScI/HST; Infrared: NASA/JPL/CalTech/SST; Image Processing: NASA/CXC/SAO/J. Schmidt, N. Wolk, K. Arcand)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta prove che i resti di supernova catalogati come 30 Doradus B, o semplicemente 30 Dor B, sono il frutto di almeno due supernove separate e non di una sola. Un team di ricercatori guidato da Wei-An Chen dell’Università Nazionale di Taiwan ha combinato osservazioni condotte con diversi telescopi in diverse bande elettromagnetiche per trovare le tracce di un vasto ma molto tenue involucro che si estende per 130 anni luce che si aggiunge ai resti visibili a frequenze ottiche. Allo stesso tempo, è stato rilevato un vento che genera una nebullosa del tipo che viene chiamato in gergo pulsar wind nebula. Sono resti che non possono essere stati generati da un’unica supernova.