Massimo Luciani

galassia UHZ1 vista dall'Osservatorio per i raggi X Chandra e dal telescopio spaziale James Webb

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy”, uno pubblicato su “The Astrophysical Journal Letters” e uno sottoposto per la pubblicazione su “The Astrophysical Journal” riportano diversi aspetti dello studio del più lontano buco nero rilevato ai raggi X. Diversi team di ricercatori hanno combinato i dati ottenuti con l’Osservatorio per i raggi X Chandra e il telescopio spaziale James Webb per studiare la galassia UHZ1 ai raggi X e agli infrarossi. Il risultato è la scoperta di un buco nero supermassiccio in fase di crescita circa 470 milioni di anni dopo il Big Bang. Lo studio offre prove che esso è nato avendo già una massa notevole, confermando che i buchi neri supermassicci crescono da semi che si formano dal collasso diretto di enormi quantità di gas.

Concetto artistico del sistema di Kepler-385 (Immagine NASA/Daniel Rutter)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Journal of Planetary Science” riporta aggiornamenti al catalogo dei candidati esopianeti scoperti con il telescopio spaziale Kepler della NASA che offre conferme della presenza di sette pianeti nel sistema della stella Kepler-385. Questo risultato è stato ottenuto applicando metodi di esame decisamente perfezionati rispetto al passato ottenendo nuovi risultati da vecchie osservazioni. Ciò include questo sistema tra i pochissimi con oltre sei pianeti verificati o almeno candidati e ciò lo rende particolarmente interessante. Tuttavia, tutti questi pianeti sono più vicini alla loro stella del confine interno dell’area abitabile di quel sistema e ricevono una notevole quantità di energia da essa. La conseguenza è che nessuno di essi può essere simile alla Terra.

La capsula Shenzhou 16 dopo l'atterraggio (Foto cortesia Li Zhipeng)

Nella giornata di ieri i tre taikonauti cinesi della missione Shenzhou 16 sono rientrati sulla Terra dopo aver trascorso 154 giorni sulla stazione spaziale cinese Tiangong atterrando in un sito chiamato Dongfeng nella regione autonoma cinese della Mongolia Interna. Durante la discesa della capsula alcuni osservatori hanno notato un buco nel paracadute. La velocità della discesa potrebbe essere stata superiore al normale e la capsula si è ribaltata dopo l’atterraggio. È già successo in passato che la capsula non sia rimasta in verticale e non sono stati comunicate conseguenze per i taikonauti a bordo Gui Haichao, Jing Haipeng e Zhu Yangzhu. In effetti, non risultano comunicazioni ufficiali riguardanti anomalie nell’atterraggio.

La Nebulosa del Granchio vista dal telescopio spaziale James Webb

Una nuova immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb ritrae la Nebulosa del Granchio, i resti della supernova avvistata sulla Terra e registrata nel 1054, distante dalla Terra circa 6.500 anni luce. Le possibilità di osservazione dell’epoca erano a dir poco limitare rispetto a quelle odierne perciò ci sono ancora domande riguardanti quella supernova. Gli strumenti NIRCam e MIRI hanno permesso di ottenere dettagli agli infrarossi che mostrano la radiazione di sincrotrone al suo interno, prodotta dalla pulsar al suo centro che si è formata dal nucleo della stella progenitrice esplosa nel 1054.

La posizione della kilonova che ha emesso il lampo gamma GRB 230307A e la galassia madre da dove sono arrivate le stelle progenitrici.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la rilevazione di elementi pesanti tra cui il tellurio espulsi da una kilonova, la fusione tra due stelle di neutroni. Un team di ricercatori è partito dal lampo gamma catalogato come GRB 230307A per esaminare dati raccolti da telescopi al suolo e spaziali che hanno permesso di identificare le caratteristiche di una kilonova all’origine di quella potentissima esplosione, durata circa 200 secondi nel secondo lampo gamma più luminoso rilevato finora.

Il telescopio spaziale James Webb ha permesso di esaminare l’ambiente attorno alla kilonova con gli strumenti NIRCam e NIRSpec rilevando le tracce spettroscopiche lasciate nelle emissioni da materiali espulsi ad alta velocità. Per la prima volta, è stato rilevato il tellurio, un elemento molto raro sulla Terra. Webb ha anche permesso di accertare che la coppia di stelle di neutroni che si è fusa è stata espulsa dalla sua galassia madre centinaia di milioni di anni fa.