Astronomia / astrofisica

Nana bruna e Giove

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la prima misurazione dei venti che soffiano nell’atmosfera della nana bruna catalogata come 2MASS J10475385+2124234. Un team di ricercatori guidato da Katelyn Allers della Bucknell University ha combinato osservazioni condotte con il Very Large Array (VLA) e il telescopio spaziale Spitzer della NASA per ottenere questo risultato. Il metodo è già stato utilizzato per pianeti come Giove perciò la novità è la sua estensione a una nana bruna e potrebbe riguardare anche esopianeti gassosi.

Il blazar 3C 279

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la creazione di immagini del blazar 3C 279 da parte della collaborazione Event Horizon Telescope (EHT). Un anno dopo la presentazione della fotografia dell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia Virgo A, conosciuta anche come M87, la collaborazione internazionale che ha usato una serie di radiotelescopi per ottenere l’immagine astronomica più dettagliata della storia di un oggetto lontano milioni di anni luce offre i risultati di un’altra campagna di osservazione. Anche stavolta l’attenzione è stata dedicata a un oggetto di quel tipo ma 3C 279 è lontano circa cento volte Virgo A. Nonostante ciò, EHT ha catturato i dettagli più nitidi mai ottenuti di un getto relativistico prodotto da un buco nero supermassiccio, di cui è stato possibile anche rintracciare l’origine.

Rappresentazione artistica di coppia di nane bianche (Immagine cortesia M. Weiss)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di un sistema binario formato da due nane bianche con nucleo di elio che orbitano l’una attorno all’altra in 1201 secondi, uno dei periodi orbitali più brevi nei sistemi binari conosciuti. Un team di ricercatori guidato dall’astronomo Warren Brown del Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian (Cfa) ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA e dall’indagine Sloan Digital Sky Survey (SDSS) della coppia catalogata come SDSS J232230.20+050942.06, o semplicemente J2322+0509, compiendo osservazioni mirate con altri strumenti per esaminarne le caratteristiche. Si tratta di una possibile sorgente di onde gravitazionali da rilevare da parte del sallite LISA in progettazione da parte dell’ESA.

La stella LHS 1815

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la scoperta dell’esopianeta LHS 1815b grazie al telescopio spaziale TESS della NASA. Un team di ricercatori guidati da Tianjun Gan della Tsinghua University di Pechino, in Cina, ha confermato l’esistenza di quel pianeta usando vari strumenti fotometrici, spettroscopici e fotografici al suolo. La conclusione è che le sue dimensioni sono leggermente superiori a quelle della Terra ma è molto più denso per una massa fino a 8,7 volte quella della Terra. La caratteristica più unica è che si tratta del primo esopianeta scoperto nel cosiddetto disco spesso della Via Lattea, una delle strutture che formano circa due terzi delle galassie a forma di disco.

3XMM J215022.4−055108 nel cerchietto (Immagine NASA, ESA, and D. Lin (University of New Hampshire)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta delle migliori prove finora trovate dell’esistenza di buchi neri di massa intermedia. Un team di ricercatori guidati da Dacheng Lin dell’Università del New Hampshire ha usato il telescopio spaziale Hubble per uno studio mirato basato su dati raccolti ai raggi X da altri telescopi spaziali che avevano osservato la fonte catalogata come 3XMM J215022.4-055108. Il risultato è che questa fonte si trova in un ammasso stellare denso alla periferia di un’altra galassia e le caratteristiche indicano che si tratta di un buco nero di massa intermedia con una massa oltre 50.000 volte quella del Sole.