Astronomia / astrofisica

Uno studio su 20 radiogalassie offre nuove informazioni sull'attività dei buchi neri supermassicci al loro centro

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sulle proprietà del gas ionizzato che circonda i buchi neri supermassicci in 20 galassie selezionate come campione. Un team di ricercatori guidato da Barbara Balmaverde dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) di Torino ha usato lo spettrografo MUSE montato sul VLT dell’ESO in Cile per compiere l’indagine MURALES (MUse RAdio Loud Emission line Snapshot), che include le 20 galassie studiate. Si tratta di sorgenti di potenti di emissioni radio grazie ai loro nuclei galattici attivi. La mappatura del gas ionizzato e della sua interazione con il getto relativistico prodotto dai buchi neri centrali aiuta a capire i meccanismi di accrescimento e di interazione con le galassie che li ospitano.

La cometa interstellare 2I/Borisov vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, D. Jewitt (UCLA))

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta la rilevazione di quelle che sono state interpretate come tracce di acqua emessa dalla cometa interstellare 2I/Borisov. Un team di ricercatori guidato da Adam McKay del Goddard Space Flight Center della NASA ha usato l’Apache Point Observatory in New Mexico per studiare la luce riflessa dalla cometa rilevando la “firma” dell’ossigeno in gran quantità. La spiegazione più probabile per la presenza di quest’elemento è che la luce ultravioletta proveniente dal Sole abbia spezzato le molecole d’acqua emesse in ossigeno e idrogeno.

Concetto artistico di una sonda spaziale Voyager (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Cinque articoli pubblicati sulla rivista “Nature Astronomy” riportano varie rilevazioni condotte dalla sonda spaziale Voyager 2 della NASA nello spazio interstellare. Diversi team di ricercatori hanno esaminato i dati raccolti dai cinque strumenti ancora in funzione con ogni articolo dedicato ai dati di un singolo strumento. Nel loro insieme, contribuiscono a capire cosa sia realmente lo spazio interstellare all’esterno dell’eliosfera, la bolla in cui viene avvertita l’influenza del Sole. Un anno dopo essere uscita da quella bolla, la Voyager 2 ha inviato molti dati su plasma e raggi cosmici mostrando le differenze rispetto a quelli all’interno dell’eliosfera.

Scoperto un possibile buco nero di piccola massa

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di quello che potrebbe essere il più piccolo buco nero conosciuto, forse addirittura il primo rappresentante di una nuova classe di buchi neri. Un team di ricercatori guidato dal professor Todd Thompson della Ohio State University ha usato i dati dell’indagine APOGEE (Apache Point Observatory Galactic Evolution Experiment) per scoprire un sistema binario che include un oggetto non visibile che potrebbe essere un buco nero. Se fosse invece una stella di neutroni sarebbe di gran lunga la più massiccia conosciuta, ben oltre il limite massimo teorico prima del collasso di un tale oggetto in un buco nero.

Concetto artistico di pianeta molto vicino alla sua stella (Immagine ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta lo studio di esopianeti che orbitano attorno a due stelle giganti rosse: HD 212771 e HD 203949. Un team di ricercatori guidato da Tiago Campante dell’Instituto de Astrofísica e Ciências do Espaço (IA) dell’Università di Lisbona, in Portogallo, ha applicato la tecnica dell’astrosismologia a osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA. Il risultato è stato sorprendente nel caso del sistema di HD 203949 perché il pianeta non è stato inghiottito dalla stella nel corso della sua espansione pur orbitando molto vicino ad essa.