Astronomia / astrofisica

Il centro della Via Lattea visto nei dettagli dal radiotelescopio MWA

Tre articoli pubblicati sulla rivista “Publications of the Astronomical Society of Australia (PASA)” riportano alcuni risultati dell’indagine GaLactic and Extragalactic All-sky MWA (GLEAM). Un team di ricercatori ha creato alcune immagini ottenute grazie al radiotelescopio Murchison Widefield Array (MWA) che mostrano il centro della Via Lattea. Grazie alle emissioni radio a bassa frequenza rilevate, è stato possibile generare un’immagine che riproduce sia le strutture più grandi che i dettagli. Ciò significa che è stato possibile ottenere un’immagine d’insieme e le immagini di oggetti singoli come 27 resti di supernova.

L'afterglow del lampo gamma GRB 190114C visto da Hubble (Immagine NASA, ESA, and V. Acciari et al. 2019)

Tre articoli pubblicati sulla rivista “Nature” riportano diversi aspetti dello studio di un lampo gamma catalogato come GRB 190114C che è stato osservato a molte frequenze in quella che viene chiamata osservazione multibanda. Molti scienziati, in particolare quelli della Collaborazione MAGIC, hanno messo assieme osservazioni compiute usando telescopio spaziali e al suolo per studiare il lampo gamma con la maggiore energia mai osservato. Infatti, sono stati rilevati fotoni con un’energia dell’ordine del teraelettronvolt, un livello teorizzato a lungo ma solo ora confermato. Un quarto articolo in pubblicazione sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” riporta un’analisi della galassia in cui è avvenuto GRB 190114C.

Un'indagine sui sistemi stellari multipli mostra che molti hanno pianeti

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta un’analisi dei dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA alla ricerca di esopianeti in sistemi multipli. Il dottor Markus Mugrauer dell’Università di Jena, in Germania, ha esaminato oltre 1.300 stelle con esopianeti in un raggio di circa 1.600 anni luce dalla Terra per stabilire quali tra esse avessero una o anche più compagne. Il risultato è che oltre 200 di esse sono sistemi multipli, in un caso addirittura quadruplo, in cui le compagne sono soprattutto nane rosse ma in otto casi c’è una nana bianca come compagna. Si tratta della conferma che i sistemi multipli con esopianeti non sono un’eccezione e che gli esopianeti possono sopravvivere anche alla morte di una delle stelle.

L'asteroide Ryugu (Foto cortesia JAXA, Chiba Institute of Technology, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Meiji University, University of Aizu, AIST)

L’agenzia spaziale giapponese JAXA ha confermato che la sua sonda spaziale Hayabusa 2 ha lasciato l’asteroide Ryugu, che aveva raggiunto il 27 giugno 2018. Fino al 19 novembre continuerà a scattare fotografie di Ryugu, un limite dovuto al fatto che successivamente una manovra necessaria per usare il suo motore a ioni la porterà a voltarsi in una posizione dalla quale non avrà più l’asteroide nell’obiettivo della sua macchina fotografica. Fino a quel giorno, sarà possibile inviare un messaggio di addio a Ryugu via Twitter o perfino lettere e cartoline alla JAXA. Hayabusa 2 dovrebbe tornare nelle vicinanze della Terra con i suoi campioni verso la fine del 2020.

L'immagine di un'antichissima galassia moltiplicata da una lente gravitazionale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta uno studio di una galassia soprannominata Sunburst Arc (arco a raggiera) osservata tramite un effetto di lente gravitazionale che porta a moltiplicarne l’immagine ottenendone almeno 12 copie distorte in quattro grandi archi. Il telescopio spaziale Hubble ha rilevato la luce proveniente da quella galassia, distante circa 11 miliardi di anni luce dalla Terra, grazie a quell’effetto, che l’ha anche resa tra le 10 e le 30 volte più luminosa. Studiare una galassia così antica permette di raccogliere informazioni sull’universo primordiale e su quella che viene chiamata epoca della reionizzazione.