Astronomia / astrofisica

L'asteroide Igea è sferico e potrebbe essere riclassificato come pianeta nano

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio dell’asteroide Igea che ne mostra la forma approssimativamente sferica, uno dei requisiti per essere catalogato come pianeta nano. Un team di ricercatori guidato da Pierre Vernazza del Laboratoire d’Astrophysique di Marsiglia, in Francia, ha usato lo strumento SPHERE montato sul VLT dell’ESO in Cile per ottenere immagini dettagliate di uno degli oggetti più grandi della fascia di asteroidi tra Marte e Giove. Se Igea venisse riclassificato, si tratterebbe del più piccolo pianeta nano con un diametro che è meno di metà di quello di Cerere.

Una mappa dei quattro ammassi galattici che si stanno fondendo in Abell 1758

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su Abell 1758, un quadruplo ammasso galattico formato da due coppie che sono in diverse fasi di fusione. Un team di ricercatori ha usato l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e altri telescopi per mappare questo gigantesco insieme di galassie. Ogni coppia è formata da centinaia di galassie avvolte in enormi quantità di gas caldo e di materia oscura invisibile. Queste osservazioni accurate aiuteranno a valutare meglio quanto ci vorrà perché avvengano le fusioni nelle due coppie di ammassi, le quali in futuro si fonderanno a loro volta formando un superammasso che costituirà uno dei più massicci oggetti dell’universo.

Concetto artistico di collisione planetaria nel sistema BD +20 307 (Immagine NASA/SOFIA/Lynette Cook)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta unno studio del sistema binario BD +20 307 nel quale è stata rilevata la presenza di polveri troppo calde per essere l’equivalente della fascia di Kuiper perciò sono state interpretate come resti di una collisione planetaria. Un team di ricercatori guidato da Maggie Thompson dell’Università della California a Santa Cruz ha usato il telescopio volante SOFIA per rilevare le emissioni infrarosse, che sono aumentate nel corso del tempo.

Dune su Titano (Immagine cortesia Università delle Hawaii a Manoa)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta uno studio che offre qualche risposta al mistero dell’origine e composizione delle dune su Titano, una delle lune del pianeta Saturno particolarmente interessante per tanti motivi che includono la formazione di molti composti organici. Un team di ricercatori guidati dal fisico chimico Ralf I. Kaiser dell’Università delle Hawaii a Manoa ha esaminato dati raccolti nel corso della missione Cassini-Huygens e simulazioni al computer i cui risultati indicano che l’acetilene esposto a raggi cosmici può formare i materiali che compongono le dune di Titano.

Rappresentazione artistica del sistema di MAXI J1820+070 (Immagine cortesia John Paice)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio del buco nero MAXI J1820+070, parte di un sistema binario a raggi X che include una stella normale alla quale il buco nero ruba gas. Un team di astronomi coordinato dall’Università britannica di Southampton ha usato gli strumenti HiPERCAM e NICER per rilevare rispettivamente luce visibile e raggi X emessi durante un’attività esplosiva del 2018. I dati raccolti sono stati usati per creare un video rallentato fino a dieci volte per permettere agli astronomi di vedere i brillamenti più rapidi ed esaminare i dettagli di quell’attività.