Sonde spaziali

Giove e un'aurora

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive una ricerca sulle influenze mostrate sulle aurore ai poli di Giove dalle sue lune Io e Ganimede. Un team guidato da Alessandro Mura dell’INAF di Roma ha analizzato dati raccolti in particolare dallo strumento JIRAM della sonda spaziale Juno della NASA scoprendo che Io lascia una serie di lunghe tracce altalentanti nelle aurore gioviane mentre Ganimede vi lascia una doppia “ombra”.

L'asteroide Ryugu

L’agenzia spaziale giapponese JAXA ha confermato che la sonda spaziale Hayabusa 2 ha raggiunto l’asteroide Ryugu. Si trova ora a un’altitudine di circa 20 chilometri e da lì comincerà una serie di osservazioni della superficie allo scopo di trovare il punto più adatto per atterrarvi. Quella manovrà avverrà nell’ottobre 2018 in una data che dev’essere ancora determinata.

La Formazione delle Medusae Fossae vista dal Mars Odyssey. Marte basato sui dati dello strumento MOLA (Immagine NASA / Chmee2)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research: Planets” descrive una ricerca sulla Formazione delle Medusae Fossae su Marte. Un team di ricercatori coordinati dalla Johns Hopkins University ha analizzato questa formazione geologica trovando la sua possibile origine in eruzioni vulcaniche esplosive che oltre tre miliardi di anni fa espulsero cenere, roccia e gas. Potrebbe aggiungere informazioni importanti dati sull’interno di Marte e sul suo passato.

Concetto artistico della distribuzione dei fulmini su Giove (Immagine NASA/JPL-Caltech/SwRI/JunoCam)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno pubblicato su “Nature Astronomy”, descrivono due ricerche sui fulmini gioviani. Un team guidato da Shannon Brown del JPL della NASA ha descritto i modi in cui i fulmini sul pianeta Giove sono analoghi a quelli sulla Terra anche se in qualche modo sono opposti. Un altro team guidato da Ivana Kolmašová della Czech Academy of Sciences di Praga ha creato il più vasto database di emissioni radio a bassa frequenza generate da fulmini su Giove, chiamati in gergo whistler. In entrambi i casi i ricercatori hanno usato dati raccolti dalla sonda spaziale Juno della NASA.

Sputnik Planitia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” descrive una ricerca che offre una spiegazione alla formazione del pianeta nano Plutone. Un team di scienziati del Southwest Research Institute (SwRI) ha messo assieme dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA con quelli raccolti dalla sonda spaziale Rosetta dell’ESA, che ha studiato la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, concludendo che Plutone si è formato dall’unione di circa un miliardo di comete simili ad essa.