Sonde spaziali

Un'immagine dell'asteroide Dimorphos (a) con un'area ingrandita (b) che è stata analizzata in uno degli articoli e una mappatura delle fratture dei massi (c)

Cinque articoli pubblicati sulla rivista “Nature Communications” riportano diverse analisi dei dati raccolti dalla navicella spaziale DART della NASA e dal nanosatellite LICIACube dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) che la accompagnava nella sua missione terminata con la collisione con Dimorphos, un piccolo asteroide satellite di Didymos, avvenuta il 26 settembre 2022. Vari team di ricercatori con membri in comune, inclusi alcuni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), hanno offerto possibili ricostruzioni dei processi che hanno portato alla formazione della coppia di asteroidi e delle loro caratteristiche. Sono studi legati anche alla difesa della Terra dall’impatto di asteroidi.

Aganippe Fossa

L’ESA ha pubblicato un’immagine catturata dallo strumento High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sua sonda spaziale Mars Express di Aganippe Fossa, una formazione che ha l’aspetto di una cicatrice sulla superficie del pianeta Marte davvero colossale dato che è lunga circa 600 chilometri. Questa fossa tettonica è una formazione geologica del tipo chiamato in gergo graben. Non vi sono certezze sulla sua formazione ma è probabilmente legata a flussi di lava sotto gli enormi vulcani della regione di Tharsis, a cominciare da Arsia Mons, il più vicino ad Aganippe Fossa.

In alto a sinistra un campione prelevato sull'asteroide Bennu e nei successivi riquadri viste sempre più ingrandite di un frammento che si è staccato lungo una vena luminosa che contiene fosfato, catturata al microscopio elettronico

Un articolo pubblicato sulla rivista “Meteoritics & Planetary Science” riporta i risultati dell’analisi preliminare dei campioni di materiali dell’asteroide Bennu riportati sulla Terra dalla sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA. Un team di ricercatori che include Maurizio Pajola e Filippo Tusberti dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Padova ha condotto analisi morfologiche e chimiche dei campioni trovandovi molto carbonio e azoto assieme a composti organici, tutti componenti davvero importanti per forme di vita di tipo terrestre.

La sorpresa è arrivata dalla scoperta di fosfato di magnesio-sodio, che non era stato rilevato dagli strumenti a bordo di OSIRIS-REx. Questo composto si forma in ambienti ricchi d’acqua e suggerisce che Bennu possa essere un frammento di un mondo primordiale che aveva un oceano. I ricercatori hanno menzionato Encelado, la luna di Saturno con un oceano sotterraneo dove è stato trovato un fosfato di sodio e suggeriscono un possibile legame con Bennu.

Il vulcano di Ceraunius Tholus visto dallo strumento CaSSIS della sonda spaziale TGO con la brina in un colore bluastro

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta la rilevazione di brina sui vulcani della regione di Tharsis su Marte. Un team di ricercatori che include Giovanni Munaretto dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato dati ottenuti da due sonde spaziali dell’ESA, la TGO della missione ExoMars e Mars Express, che hanno permesso di scoprire per la prima la presenza di acqua ghiacciata sulla superficie marziana all’equatore del pianeta rosso. Nelle caldere degli enormi vulcani di Tharsis sono stati avvistati depositi blu riconducibili a ghiaccio d’acqua che sono presenti solo al mattino per poi evaporare qualche ora dopo.

Particelle di magnetite tagliate da un campione dell'asteroide Ryugu

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta i risultati di esami condotti su campioni dell’asteroide Ryugu riportati sulla Terra dalla sonda spaziale Hayabusa 2 dell’agenzia spaziale giapponese JAXA. Un team di ricercatori guidato dal professor Yuki Kimura dell’Università di Hokkaido ha trovato le tracce degli effetti causati probabilmente dal bombardamento di micrometeoriti.

In particolare, la tecnica chiamata olografia elettronica ha permesso di scoprire che i piccoli grani chiamati framboidi, composti di magnetite, hanno perso completamente le proprietà magnetiche che hanno normalmente. Secondo il professor Kimura, questo tipo di studio può esere utile anche per stimare il degrado causato dalla polvere interplanetaria su navicelle spaziali.