Sonde spaziali

Fossa lunare nel mare della Tranquillità sulla Luna

Un articolo pubblicato sulla rivista “Geophysical Research Letters” riporta uno studio su alcune fosse lunari dove le temperature sono stabili a circa 17° Celsius. Un team di ricercatori guidato da Tyler Horvath della UCLA ha usato rilevazioni condotte con lo strumento Diviner Lunar Radiometer Experiment, o semplicemente Diviner, della sonda spaziale LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) della NASA e simulazioni al computer per valutare le condizioni esistenti in particolare nelle fosse lunari. I risultati sono interessanti nella ricerca dei migliori posti sulla Luna per costruire habitat umani.

Una parte della superficie di Plutone in scale di grigio con un'interpretazione artistica di come i processi criovulcanici possano aver operato indicata in blu

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta uno studio sull’attività dei criovulcani esistenti sul pianeta nano Plutone che evidenzia come essa sia continuata fino a tempi recenti dal punto di vista geologico e potrebbe essere ancora presente. Un team di ricercatori guidati da Kelsi Singer del Southwest Research Institute ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA per esaminare i segni lasciati dai criovulcani nella regione di Sputnik Planitia, nella grande area a forma di cuore sulla superficie. Una conclusione è che Plutone ha una fonte di calore sotterraneo che l’ha mantenuto geologicamente attivo molto più a lungo di quanto ci si possa aspettare da un pianeta nano.

Il cratere Urvara sul pianeta nano Cerere

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta l’identificazione di sali e composti organici nel cratere Urvara sul pianeta nano Cerere. Un team di ricercatori ha utilizzato i dati raccolti dalla sonda spaziale Dawn della NASA per condurre l’indagine più dettagliata sul cratere Urvara, il terzo cratere da impatto per dimensioni su Cerere. I risultati non sono sorprendenti e anzi confermano le scoperte degli anni scorsi riguardanti soprattutto i due crateri più grandi, Occator ed Ernutet. Le celebri macchie bianche che sono state chiamate in gergo faculae, misteriose prima degli esami ravvicinati, brillano grazie ai sali contenuti e ora è arrivata la conferma anche per Urvara. Questo risultato conferma anche la presenza almeno in passato di un oceano sotterraneo in cui acqua molto salata rimaneva allo stato liquido e forse ce n’è ancora.

Plutone e Sputnik Planitia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research: Planets” riporta uno studio che affronta ancora una volta la questione della possibilità che il pianeta nano Plutone abbia o almeno abbia avuto in passato un oceano sotterraneo. P. J. McGovern, O. L. White e P. M. Schenk hanno usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA per analizzare in particolare le caratteristiche geologiche di Sputnik Planitia, un vasto bacino che costituisce la parte occidentale della regione a forma di cuore di Plutone. I risultati sono importanti per valutare ad esempio lo spessore della sua litosfera e come si è formato questo pianeta nano.

Jovis Tholus e il cratere vicino ad esso

Un’immagine catturata dalla macchina fotografica HSRC (High Resolution Stereo Camera) della sonda spaziale Mars Express dell’ESA mostra il vulcano a scudo Jovis Tholus su Marte e l’area circostante con le sue formazioni geologiche. La regione di Tharsis in cui si trova Jovis Tholus include alcuni grandi vulcani, in particolare Olympus Mons, il più grande vulcano del sistema solare. Le caldere interconnesse di Jovis Tholus indicano un lungo periodo di attività vulcanica e le più recenti, ognuna delle quali ha un fondo un po’ più basso, finiscono per incontrare colate laviche ancor più recenti. Con i suoi 1.500 metri di altezza e il diametro di 58 chilometri, Jovis Tholus è molto più piccolo di Olympus Mons eppure fornisce molte informazioni sulla geologia della regione di Tharsis e sulla relativa attività vulcanica.