Telescopi

Osservazioni del centro della Via Lattea condotte ai raggi gamma e ai raggi X

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” offre una spiegazione all’origine delle cosiddette bolle di Fermi, le due gigantesche bolle di gas esistenti sopra e sotto il centro della Via Lattea. Guo Fulai e Zhang Ruiyu dell’Osservatorio astronomico di Shanghai (SHAO) dell’Accademia cinese delle scienze hanno condotto una serie di simulazioni che hanno permesso di creare un modello che spiega l’origine delle bolle di Fermi e allo stesso tempo della struttura biconica a raggi X al centro della galassia. Secondo il nuovo modello, i due fenomeni sono causati da onde d’urto generate da due getti provenienti da Sagittarius A*, o semplicemente Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, circa 5 milioni di anni fa.

Concetto artistico del sistema di TRAPPIST-1 (Immagine cortesia NAOJ)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sull’allineamento della stella nana ultra-fredda TRAPPIST-1 con i 7 pianeti del suo sistema. Un team di ricercatori guidato da Teruyuki Hirano del Tokyo Institute of Technology ha usato il telescopio Subaru sul monte Mauna Kea, alle Hawaii, per osservare quel sistema non trovando un significativo disallineamento dei pianeti rispetto alla loro stella. Gli astronomi che hanno condotto lo studio avvertono che la precisione delle misurazioni non è tale da escludere completamente un piccolo disallineamento ma il risultato è significativo nello studio dell’evoluzione dei sistemi planetari di stelle molto piccole.

L'esagono di Saturno con i suoi strati

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta uno studio sulla stratificazione della struttura esagonale del gigantesco uragano che occupa polo nord del pianeta Saturno. Un team di ricercatori guidato dal professor Agustín Sánchez-Lavega dell’Università dei Paesi Baschi ha usato dati rilevati dalla sonda spaziale Cassini e dal telescopio spaziale Hubble per capire che si tratta di un sistema composto di almeno sette strati di foschia con un’estensione di oltre 300 chilometri. Lo studio ha anche permesso di scoprire che quegli strati contengono particelle microscopiche ghiacciate composte da idrocarburi come acetilene, propano, propino, diacetilene e butano.

Grafico delle osservazioni combinate di Giove

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Supplement Series” riporta i risultati di una serie di osservazioni combinate del pianeta Giove. Un team di ricercatori guidato da Michael Wong dell’Università della California a Berkeley ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble, dall’Osservatorio Gemini alle Hawaii e dalla sonda spaziale Juno della NASA per ottenere un quadro più ampio di vari fenomeni in atto nell’atmosfera di Giove. Le tempeste includono la Grande Macchia Rossa, che le osservazioni combinate aiutano a capire meglio.

Concetto artistico del sistema HR 6819

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un buco nero in un sistema triplo conosciuto come HR 6819. Un team di ricercatori guidato da Thomas Rivinius dell’ESO ha usato lo spettrografo FEROS sul telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO a La Silla per esaminare quel sistema all’interno di uno studio sui sistemi binari scoprendo con sorpresa la presenza di un terzo oggetto identificato come un buco nero. Si tratta del buco nero più vicino al sistema solare ma secondo i ricercatori potrebbe trattarsi della punta di un iceberg e potrebbero essercene molti altri simili, come previsto dai modelli teorici.