Telescopi

Usare fusioni di stelle di neutroni per stimare la velocità di espansione dell'universo

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’utilizzo di osservazioni della fusione tra due stelle di neutroni registrata il 17 agosto 2017 per cercare di calcolare il valore della costante di Hubble, che misura la velocità di espansione dell’universo. Quell’evento è il più celebre tra quelli registrati finora alle onde gravitazionali per l’importanza che ha avuto per la cosiddetta astronomia multimessaggero ma si è già rivelato utile anche per offrire un ulteriore modo per misurare l’espansione dell’universo che è alternativo a due che stanno fornendo risultati discrepanti.

Antichi quasar ruotano a velocità relativistiche

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta un’osservazione di 5 quasar lontani tra 9,8 e 10,9 miliardi di anni luce con l’aiuto di lenti gravitazionali che ne hanno offerto immagini multiple. Un team di astronomi ha usato l’osservatorio spaziale per i raggi X Chandra della NASA per studiare i dischi di accrescimento attorno ai buchi neri supermassicci che alimentano quei quasar scoprendo che uno ruota a una velocità che supera il 70% di quella della luce.

Uno studio dell'atmosfera dell'esopianeta Gliese 3470 b

La NASA ha utilizzato i telescopi spaziali Hubble e Spitzer per compiere uno studio della composizione dell’atmosfera di Gliese 3470 b, un mini-Nettuno che orbita molto vicino alla sua stella, che è una nana rossa ma comunque lo scalda fino a temperature che sulla superficie sono stimate tra i 700 e i 900 Kelvin. I pianeti gassosi hanno un’atmosfera composta principalmente di idrogeno ed elio ma normalmente vi sono anche altri elementi più pesanti, con la conseguenza che possono formarsi varie molecole, ma in Gliese 3470 b quegli elementi sono davvero scarsi.

Nuovi dettagli del sistema di Eta Carinae scoperti agli ultravioletti

Una nuova immagine del sistema di Eta Carinae catturata dal telescopio spaziale Hubble offre nuovi dettagli di questo sistema stellare davvero speciale. Lo strumento Wide Field Camera 3 (WFC3) ha infatti permesso di osservare l’area anche agli ultravioletti rivelando il luccichio di magnesio incorporato nel gas caldo in luoghi dove non era stato visto prima. Ogni nuovo dettaglio aiuta a comprendere i violenti processi osservati dalla Terra da ormai due secoli, da quando cominciò l’evento conosciuto come Grande Eruzione.

Tre pianeti, uno più piccolo della Terra, scoperti nel sistema della nana rossa L 98-59

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la scoperta di tre pianeti che orbitano attorno alla stella L 98-59, una nana rossa a circa 35 anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori guidato da Veselin Kostov del Goddard Space Flight Center della NASA compresi alcuni dell’Università di Napoli Federico II e dell’Osservatorio Astronomico di Campo Catino ha usato osservazioni del telescopio spaziale TESS per scoprire le tracce dei tre esopianeti. L’analisi ha mostrato che si tratta di due possibili super-Terre e del più piccolo pianeta scoperto finora grazie a TESS, grande circa l’80% della Terra. I tre esopianeti sono troppo vicini alla loro stella per essere nell’area abitabile del loro sistema, invece sono nell’area chiamata “zona di Venere”, dove l’atmosfera di un pianeta può riscaldarsi in un effetto serra incontrollato.