Telescopi

Emissioni da 1e1547.0-5408

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta una nuova analisi di osservazioni condotte nel 2009 della magnetar catalogata come 1E1547.0-5408. Un team di ricercatori guidato da GianLuca Israel dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Roma ha usato dati raccolti dal radiotelescopio Parkes e dagli osservatori spaziali per i raggi X Chandra della NASA e XMM-Newton dell’ESA per cercare le emissioni di 1E1547.0-5408. Il risultato è stato la scoperta di forti emissioni ravvicinate di raggi X e onde radio che confermano un legame tra magnetar e lampi radio veloci, al centro di recenti ricerche.

CK Vulpeculae vista da Gemini Nord (Immagine International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA. Image processing: Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Jen Miller (Gemini Observatory/NSF's NOIRLab), Mahdi Zamani & Davide de Martin)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta una ricerca su CK Vulpeculae (CK Vul), quella che era considerata una nova ben documentata essendo stata descritta tra il 1670 e il 1672, anche per la nebulosa bipolare che ha lasciato ed è stata studiata recentemente. Un team di astronomi guidato da Dipankar Banerjee, Tom Geballe e Nye Evans ha usato lo spettrografo GNIRS montato sul telescopio Gemini Nord per ottenere misurazioni che hanno portato a concludere che CK Vulpeculae è distante circa 10.000 anni luce dalla Terra, cinque volte più lontata di quanto stimato in precedenza, e che l’esplosione sia stata più potente rispetto a una nova ma non ai livelli di una supernova.

Galassia iperluminosa vista da Hubble (Immagine ESA/Hubble)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sulle galassie iperluminose. Un team di ricercatori guidato da Lingyu Wang dell’Istituto Olandese per le Ricerche Spaziali di Utrecht ha usato il radiotelescopio LOFAR per valutare la quantità di galassie iperluminose agli infrarossi concludendo che essa è dieci volte più numerosa di quelle che le stelle possono produrre secondo i modelli attuali. Se i modelli sono corretti, significa che in molte galassie ci sono altre fonti luminose come ad esempio un nucleo galattico attivo alimentato da un buco nero supermassiccio circondato da grandi quantità di materiali scaldati al punto da generare emissioni elettromagnetiche.

Illustrazione artistica di un lampo gamma corto come GRB 200522A

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla kilonova osservata il 22 maggio 2020 e sulle sue conseguenze. Si è trattato della fusione tra due stelle di neutroni che ha generato un lampo gamma corto catalogato come GRB 200522A e come risultato ha prodotto quella che dalle prime analisi sembra una magnetar, ancora una stella di neutroni ma del tipo caratterizzato da un campo magnetico estremamente potente. Un team di ricercatori guidato dall’astronoma Wen-fai Fong della Northwestern University di Evanston, Illinois, negli USA, ha preso in considerazione varie possibili spiegazioni per l’evento osservato, che ha avuto una luminosità eccezionale, e una kilonova che ha prodotto una magnetar è risultata la spiegazione più probabile.

Il relitto radio nell'ammasso galattico CIZA J2242.8+5301

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sull’ammasso galattico CIZA J2242.8+5301. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Francesca Loi dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Cagliari ha utilizzato il Sardinia Radio Telescope (SRT) per condurre 240 ore di osservazioni per ottenere l’immagine spettro-polarimetrica a più alta frequenza mai prodotta da un radiotelescopio di quello che in gergo viene chiamato relitto radio. La qualità delle osservazioni ha permesso di ottenere risultati migliori rispetto a studi precedenti, che erano risultati contraddittori portando a controversie.