Telescopi

Concetto artistico della nana bruna BDR J1750+3809 con il suo campo magnetico e le aurore (Immagine ASTRON/Danielle Futselaar)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la conferma della prima individuazione di una nana bruna tramite osservazioni alle onde radio. Questo è il risultato di una collaborazione tra vari enti che ha portato all’uso del radiotelescopio LOw Frequency ARray (LOFAR), del telescopio Gemini Nord e dell’InfraRed Telescope Facility (IRTF) della NASA, entrambi alle Hawaii, per scoprire e stimare le caratteristiche della nana bruna catalogata come BDR J1750+3809. Riuscire a individuare oggetti dalle emissioni molto deboli con un radiotelescopio rappresenta un progresso significativo perché aiuterà a conoscere meglio le nane brune e offre la speranza di trovare perfino esopianeti espulsi dai loro sistemi stellari.

Il bulge della Via Lattea (Immagine CTIO/NOIRLab/DOE/NSF/AURA. Image processing: W. Clarkson (UM-Dearborn), C. Johnson (STScI), and M. Rich (UCLA), Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Mahdi Zamani & Davide de Martin.)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riportano diversi aspetti di una ricerca su quello che in gergo viene chiamato bulge, un grande gruppo di stelle nell’area centrale della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato la Dark Energy Camera (DECam) per condurre osservazioni del bulge, con le sue 250 milioni di stelle tra le quali in particolare sono state rilevate le emissioni ultraviolette di quelle dell’ammasso conosciuto come red clump perché formato da giganti rosse. Analizzando le loro emissioni è stato possibile trovare le tracce spettroscopiche degli elementi chimici all’interno di oltre 70.000 stelle. Le giganti rosse vicine al centro della Via Lattea hanno mostrato una composizione molto simile che indica che si sono formate più o meno nello stesso periodo, oltre 10 miliardi di anni fa.

Concetto artistico di una magnetar con il suo campo magnetico (Immagine cortesia McGill University Graphic Design Team)

Quattro articoli pubblicati sulla rivista “Nature” riportano altrettanti studi collegati a un lampo radio veloce catalogato come FRB 200428, la cui origine è stata associata a una magnetar catalogata come SGR 1935+2154. La collaborazione CHIME/FRB ha riportato le osservazioni condotte con il radiotelescopio CHIME, il secondo team di ricercatori ha riportato le osservazioni condotte con il radiotelescopio STARE2, il terzo team ha riportato le osservazioni condotte con il radio telescopio FAST, Bing Zhang dell’Università americana del Nevada ha pubblicato un articolo sui meccanismi fisici dei lampi radio veloci.

Rappresentazione artistica della Stella di Barnard con un pianeta roccioso investito da un brillamento con una componente di raggi X

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio sul potenziale impatto dell’attività di una nana rossa di parecchi miliardi di anni di età come la Stella di Barnard sulla potenziale abitabilità dei suoi pianeti. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dall’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e il telescopio spaziale Hubble per tenere d’occhio la Stella di Barnard e i suoi brillamenti osservandone uno ai raggi X nel giugno 2019 e due agli ultravioletti nel marzo 2019. In sostanza, anche se con il passare del tempo una nana rossa diventa più quieta, i suoi brillamenti possono ancora erodere l’atmosfera di un pianeta roccioso.

Due galassie polverose individuate da ALMA (B. Saxton NRAO/AUI/NSF, ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), ALPINE team)

Otto articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano altrettanti studi legati al progetto ALPINE (ALMA Large Program to Investigate C+ at Early Times), condotto utilizzando il radiotelescopio ALMA in 70 ore di osservazioni agli infrarossi lontani di 118 galassie nell’universo primordiale. I ricercatori che hanno condotto i vari studi, tra i quali anche alcuni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), hanno scoperto tra le altre cose galassie più mature che primordiali, nel senso che contengono una quantità significativa di polveri e metalli, una situazione che si trova in galassie nelle quali molte stelle sono già state prodotte e sono esplose in supernove. Si tratta di una conferma che i primi casi di galassie già mature quando l’universo era ancora giovane non erano isolati.