Telescopi

La luna, l'acqua e il telescopio volante SOFIA

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature Astronomy” riportano altrettanti studi sulla presenza d’acqua sulla Luna. Un team di ricercatori ha usato il telescopio volante SOFIA per trovare le prove dirette della presenza di molecole d’acqua anche in regioni diverse da quelle polari. Un altro team ha esaminato le cosiddette trappole a freddo, regioni nell’ombra sulla superficie lunare dove c’è un buio perenne che può permettere la presenza di ghiaccio d’acqua, mappandone la distribuzione. Alla fine, la quantità d’acqua presente sulla Luna potrebbe essere di gran lunga superiore a quella conosciuta da precedenti ricerche. Tuttavia, ci sono ancora varie domande, a cominciare dalla possibilità che sia in parte presente in perline di vetro e quindi non immediatamente utilizzabile in missioni spaziali.

Io e Giove

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Planetary Science Journal” riporta uno studio su Io, uno dei satelliti di Giove, che riguarda in particolare i suoi vulcani. Un team di ricercatori guidato dall’astronoma Imke de Pater dell’università di Berkeley, negli USA, ha usato il radiotelescopio ALMA per esaminare l’atmosfera di Io quando entra ed esce dall’ombra di Giove, un fenomeno che viene chiamato eclissi. Ciò perché durante un’eclissi non riceve luce solare, le temperature calano al punto che solo l’anidride solforosa emessa dai vulcani è abbastanza calda da non solidificarsi. La conclusione è che tra il 30% e il 40% dell’atmosfera di Io è generato dall’attività vulcanica. I ricercatori hanno anche rilevato che alcuni vulcani emettono non composti di zolfo bensì cloruro di potassio.

Arp 283 (NGC 2799 ed NGC 2798) (Immagine ESA/Hubble & NASA, SDSS, J. Dalcanton Acknowledgement: Judy Schmidt (Geckzilla))

Una fotografia scattata dal telescopio spaziale Hubble ritrae Arp 283, che non è un singolo oggetto bensì una coppia di galassie classificate come NGC 2798 (sulla destra) ed NGC 2799 (sulla sinistra). L’astronomo Halton Arp inserì questa coppia nel suo catalogo delle galassie peculiari perché si tratta di due galassie interagenti, il che significa che sono influenzate dalla reciproca forza di gravità. Arp 283 è stata paragonata a una tromba marina con stelle di NGC 2799 che sembrano cadere verso NGC 2798 come gocce d’acqua. In un lontano futuro, le due galassie potrebbero fondersi.

Betelgeuse vista dallo strumento SPHERE nel dicembre 2019 (Immagine ESO/M. Montargès et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio della stella Betelgeuse che conclude che è più piccola e più vicina alla Terra rispetto alle misurazioni precedenti. Un team di ricercatori guidato dalla dottoressa Meridith Joyce della Australian National University (ANU) ha usato osservazioni condotte usando lo strumento SMEI del satellite Coriolis prima che cominciasse a perdere luminosità e tre diversi metodi di modellazione per concludere che il suo raggio è di circa 764 volte quello del sole, la sua massa è tra 16,5 e 19 volte quella del Sole e la sua distanza è di circa 548 anni luce dalla Terra.

Concetto artistico di evento di distruzione mareale (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubbllicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio su un evento di distruzione mareale catalogato come AT2019qiz in cui è stato possibile vedere le fasi in cui una stella è stata distrutta da un buco nero supermassiccio. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisico Matt Nicholl dell’Università britannica di Birmingham che include Francesca Onori e Sergio Campana dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha utilizzato vari telescopi tra cui il Very Large Telescope (VLT), il New Technology Telescope (NTT) dell’ESO e l’osservatorio spaziale Spitzer della NASA per seguire questo evento, durato circa sei mesi, con la “spaghettificazione” della stella, di cui circa metà è già stata inghiottita dal buco nero.