Buchi neri

L'area attorno a Sagittarius A* (Immagine cortesia EHT Collaboration)

In varie conferenze stampa, rappresentanti degli enti che collaborano al progetto Event Horizon Telescope (EHT) hanno annunciato di aver ottenuto la prima immagine dell’area attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. L’ombra centrale, che costituisce il buco nero, è circondata da una sorta di anello formata da gas e polveri che brillano perché sono stati scaldati da Sagittarius A*. Ci è voluta la combinazione di 8 radiotelescopi per poter ottenere la prova finale dell’esistenza di questo buco nero supermassiccio, data per scontata dalla stragrande maggioranza degli scienziati ma ancora negata da alcuni.

Le galassie NGC 1385, NGC 1566, NGC 3344 e NGC 6503

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio condotto su 108 galassie che contengono ammassi nucleari stellari alla ricerca di buchi neri di massa intermedia. Un team di ricercatori ha usato l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per cercare le tracce di questo tipo di buco nero che finora è stato davvero elusivo. In 29 di queste galassie hanno trovato emissioni che ritengono provenienti da questo tipo di buco nero e tracce della distruzione di migliaia di stelle. Ciò fa pensare che i buchi neri di massa intermedia crescano divorando stelle.

GNz7q con il probabile precursore di un buco nero supermassiccio in rosso

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di un possibile precursore di un buco nero supermassiccio nell’universo primordiale. Un team di ricercatori che include ricercatrici del Dipartimento di fisica della Sapienza e dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha scoperto l’oggetto catalogato come GNz7q nei dati dell’indagine GOODS condotta combinando osservazioni effettuate con diversi telescopi. Dalla Terra, vediamo GNz7q com’era circa 750 milioni di anni dopo il Big Bang e le sue emissioni possono essere spiegate solo in parte con una notevole formazione stellare. La conclusione è che probabilmente c’è un buco nero supermassiccio che sta crescendo tra le polveri che permeano il nucleo di una galassia primordiale e nel corso del tempo diventerà un quasar, un tipo di nucleo galattico attivo estremamente luminoso.

ORC1 visto da MeerKAT e sullo sfondo dati ottici della Dark Energy Survey (Immagine J. English (U. Manitoba)/EMU/MeerKAT/DES(CTIO))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio basato su una nuova immagine di un cosiddetto cerchio radio anomalo (in inglese odd radio circle, ORC). Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio MeerKAT per osservare questa struttura con un diametro di oltre un milione di anni luce visibile solo alle onde radio. Ogni nuova osservazione di questo tipo di fenomeno offre nuove informazioni dato che al momento ne sono conosciuti solo cinque. Le informazioni raccolte con MeerKAT potrebbero aiutare a verificare le teorie avanzate e raggiungere una spiegazione ragionevolmente certa per la sua origine e la sua natura.

Concetto artistico dell'evoluzione della kilonova GW170817

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letter” riporta uno studio basato sulle emissioni di raggi X provenienti dalla kilonova generata dalla fusione di due stelle di neutroni nell’evento rilevato alle onde gravitazionali il 17 agosto 2017 e catalogato come GW170817. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA negli anni successivi alla prima rilevazione per monitorare l’evoluzione dei resti della kilonova. Finora si tratta dell’unica kilonova identificata con certezza ed è stata rilevata sia alle onde elettromagnetiche che alle onde gravitazionali ma ancora non vi è la certezza di cosa sia stato prodotto dall’evento GW170817. Le emissioni di raggi X potrebbero indicare che è nato un buco nero ma potrebbe trattarsi di emissioni che costituiscono una sorta di bagliore residuo della kilonova.