Buchi neri

Concetto artistico del blazar PKS 2131-021 con i suoi due buchi neri supermassicci (Immagine cortesia Caltech/R. Hurt (IPAC))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sul blazar catalogato come PKS 2131-021 che offre prove del fatto che contenga una coppia di buchi neri supermassicci che orbitano l’uno attorno all’altro in un periodo di due anni. Un team di ricercatori ha utilizzato dati raccolti da diversi telescopi con osservazioni radio che vanno indietro nel tempo fino al 1975 per ricostruire ciò che succede all’interno di PKS 2131-021 sfruttando la sua natura di blazar. Ciò perché per definizione un blazar è alimentato da un buco nero supermassiccio che emette un getto di materiali a velocità elevatissime orientato verso la Terra. L’esame del getto proveniente da PKS 2131-021 ha mostrato un movimento causato dai movimenti orbitali del buco nero e di un compagno l’uno attorno all’altro. Secondo i ricercatori, dal punto di vista terrestre, questi due buchi neri supermassicci si fonderanno tra circa 10.000 anni.

Il blazar OJ 287 osservato a diverse lunghezze d'onda da RadioAstron, GMVA e VLBA

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta osservazioni del blazar OJ 287 condotte combinando diversi radiotelescopi in varie aree del mondo e l’antenna RadioAstron nello spazio. Un team di ricercatori che include Gabriele Bruni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Roma ha ottenuto in questo modo le immagini alla più alta risoluzione ottenuta finora di OJ 287. Esse confermano la presenza di due buchi neri supermassicci ad alimentare il nucleo galattico attivo, uno dei motivi per cui questo blazar è da molto tempo al centro dell’interesse di molti scienziati.

Il centro della Via Lattea visto da MeerKAT

Due articoli accettati per la pubblicazione, uno sulla rivista “The Astrophysical Journal” e uno sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters”, riportano diversi aspetti di uno studio sul centro della Via Lattea. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio MeerKAT per poter esaminare il centro galattico con una nitidezza e una profondità mai ottenuta prima. Ciò ha permesso di ottenere nuove informazioni su bolle radio, resti di supernove, culle stellari, la regione attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea e molti filamenti radio.

La galassia di Andromeda (M31) con l'ammasso B023-G078

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di un raro buco nero di massa intermedia nella galassia di Andromeda al centro di quello che potrebbe essere un nucleo spogliato, ciò che rimane di una galassia inghiottita da Andromeda. Un team di ricercatori ha osservato l’ammasso stellare catalogato come B023-G078 all’Osservatorio Gemini e con il telescopio spaziale Hubble per poter calcolare la distribuzione di massa al suo interno, un passo cruciale per capire la sua natura di nucleo spogliato e individuare il buco nero di massa intermedia. Potrebbe trattarsi di un modo per scoprire questo raro tipo di buchi neri, che secondo alcuni modelli si fonde con altri per formare buchi neri supermassicci in seguito a fusioni galattiche.

La galassia nana Henize 2-10

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sulla galassia nana Henize 2-10 che offre prove del fatto che il buco nero supermassiccio al suo centro ha stimolato la formazione stellare. Zachary Schutte ed Amy Reines si sono basati su osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per trovare una sorte di ponte composto da gas caldo che collega il buco nero a una regione di intensa formazione stellare e di collegare il deflusso proveniente dal buco nero a quella culla di stelle. Queste conclusioni sono utili per capire l’influenza dei buchi neri supermassicci sulle galassie che li ospitano e la loro origine.