Cosmologia

L'aspetto di una galassia a varie lunghezze d'onda nell'indagine GAMA (Immagine ICRAR/GAMA

Un team internazionale di astronomi ha esaminato i dati relativi a oltre 200.000 galassie a diverse lunghezze d’onda elettromagnetiche. La conclusione è che in una sezione dell’universo l’energia prodotta oggi è circa la metà rispetto a due miliardi di anni fa. In sostanza, l’universo si sta spegnendo ma in realtà non c’è da preoccuparsi perché si tratta di un processo estremamente lento. Questa ricerca è stata presentata alla XXIX Assemblea Generale dell’Unione Astronomica Internazionale e verrà pubblicata sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”.

Mappa di lampi gamma con al centro una struttura simile ad un anello della lunghezza di 5 miliardi di anni luce (Immagine cortesia Lajos Balazs)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la scoperta di quella che sembra la più grande struttura dell’universo. Si tratta di anello di nove lampi gamma, che significa altrettante galassie, per una lunghezza di 5 miliardi di anni luce. Quest’anello, anche se non è proprio un cerchio, sembra contraddire i modelli attuali e in particolare il principio cosmologico, l’idea che la distribuzione della materia nell’universo sia uniforme a una scala abbastanza grande.

Mappa della radiazione cosmica di fondo con inserti che mostrano la Macchia Fredda vista da PS1 e Planck Surveyor (Immagine ESA/Planck collaboration. Grafica Gergő Kránicz)

Quando gli astronomi cominciarono a studiare una mappa della radiazione cosmica di fondo, indicata con gli acronimi inglesi CMB o CMBR, il residuo delle primissime fasi di vita dell’universo, trovarono quella che venne chiamata Macchia Fredda. Si tratta di un’enorme area più fredda del previsto che potrebbe costituire la singola struttura cosmica più grande mai identificata. Secondo un team internazionale di scienziati è costituita da un supervuoto cosmico che ha una lunghezza di circa 1,8 miliardi di anni luce.

Supernova (nel cerchio) nella galassia M82 in un'immagine del satellite Swift. La luce ultravioletta è mosrata in blu, quella vicina agli ultravioletti in rosso (Immagine NASA/Swift/P. Brown, TAMU))

Una ricerca condotta da un team guidato dall’astronomo Peter A. Milne dell’Università dell’Arizona pubblicata in due articoli sulla rivista “Astrophysical Journal” mostra che le supernove di tipo Ia possono essere distinte in due gruppi con caratteristiche diverse. Per anni gli astronomi avevano pensato che la loro brillantezza dipendesse quasi esclusivamente dalla loro distanza. Ciò può avere conseguenze anche sulle nostre conoscenze dell’espansione dell’universo, calcolata anche basandosi su questo tipo di supernove.

Mappa della della radiazione cosmica di fondo (Immagine ESA and the Planck Collaboration)

Quasi due anni dopo la presentazione della miglior mappa mai creata della radiazione cosmica di fondo, l’ESA ha rivelato un’altra mappa creata anch’essa utilizzando i dati rilevati dalla sonda spaziale Planck Surveyor tra il 2009 e il 2013. Questa nuova mappa mostra la polarizzazione della radiazione cosmica di fondo risalente alle prime fasi di vita dell’universo. Essa mostra che le prime stelle hanno cominciato a formarsi circa 550 milioni di anni dopo il Big Bang, 100 milioni di anni più tardi di quanto si pensasse finora.