Galassie

'ammasso galattico di Perseo (Immagine ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, image processing by J.-C. Cuillandre (CEA Paris-Saclay), G. Anselmi, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha presentato le prime immagini ufficiali catturate dal suo telescopio spaziale Euclid. Dopo alcuni ritardi dovuti a problemi al sensore di guida fine, è stato possibile calibrare gli strumenti di Euclid e ottenere la straordinaria precisione delle osservazioni necessaria alla sua missione. Il risultato è una risoluzione che porta a includere nelle immagini una quantità di dettagli mai vista prima, che si tratti di galassie, di stelle o altro ancora, spesso scoperti proprio da Euclid. La presentazione ha mostrato i risultati sia con oggetti lontani come l’ammasso galattico di Perseo che con altri vicini in termini astronomici come la Nebulosa Testa di Cavallo.

galassia UHZ1 vista dall'Osservatorio per i raggi X Chandra e dal telescopio spaziale James Webb

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy”, uno pubblicato su “The Astrophysical Journal Letters” e uno sottoposto per la pubblicazione su “The Astrophysical Journal” riportano diversi aspetti dello studio del più lontano buco nero rilevato ai raggi X. Diversi team di ricercatori hanno combinato i dati ottenuti con l’Osservatorio per i raggi X Chandra e il telescopio spaziale James Webb per studiare la galassia UHZ1 ai raggi X e agli infrarossi. Il risultato è la scoperta di un buco nero supermassiccio in fase di crescita circa 470 milioni di anni dopo il Big Bang. Lo studio offre prove che esso è nato avendo già una massa notevole, confermando che i buchi neri supermassicci crescono da semi che si formano dal collasso diretto di enormi quantità di gas.

Arp-Madore 2339-661 (Immagine ESA/Hubble & NASA, J. Dalcanton, Dark Energy Survey/DOE/FNAL/NOIRLab/NSF/AURA Acknowledgement: L. Shatz)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble ritrae Arp-Madore 2339-661, un oggetto che fino a non molti anni fa era considerato una coppia di galassie interagenti, catalogate come NGC 7733 (in basso a destra) e NGC 7734 (in alto a sinistra). Tuttavia, osservando il braccio superiore di NGC 7733 è possibile vedere una sorta di grande nodo di colore diverso dal blu predominante che in realtà è una galassia nana, ora catalogata come NGC 7733N. La conseguenza è che l’interazione in atto è quella che alcuni chiamano una fusione di gruppo. Fusioni tra due galassie sono normali ma a volte c’è una quantità superiore di galassie e in questo caso ce ne sono tre che mostrano segni di avere nuclei galattici attivi.

Arp 107 (Immagine ESA/Hubble & NASA, J. Dalcanton)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra Arp 107, una coppia di galassie interagenti che stanno andando verso una collisione. Le due galassie, la galassia spirale UGC 5984 (o PGC 32620) e la galassia ellittica MCG +05-26-025 (o PGC 32628), finiranno questo processo in una fusione. UGC 5984 è una galassia di Seyfert, una classe caratterizzata da un nucleo galattico attivo che non impedisce di vedere il resto della galassia e linee spettrali che mostrano un’elevata ionizzazione. La coppia rappresenta un caso interessante di fase iniziale di una fusione galattica.

Un diagramma che illustra la combinazione delle capacità dei telescopi spaziali James Webb e Hubble nello studio delle cefeidi presenti nella galassia NGC 5584, rispettivamente con gli strumenti NIRCam (Near-Infrared Camera) e WFC3 (Wide Field Camera 3)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati del calcolo della velocità di espansione dell’universo basato sull’osservazione di cefeidi con il telescopio spaziale James Webb. Un team di ricercatori guidato da Adam Riess ha usato in particolare lo strumento NIRCam per osservare oltre 330 cefeidi nelle galassie NGC 4258 e NGC 5584. I risultati sono più precisi di quelli ottenuti in passato con il telescopio spaziale Hubble ma confermano l’accuratezza del precedente calcolo della velocità di espansione dell’universo. Ciò lascia aperto il problema della differenza nei risultati ottenuti con diversi metodi.