Galassie

Il quasar Pōniuāʻena visto dal radiotelescopio NOEMA e in basso la mappa spettroscopica con il picco nelle emissioni con la "firma chimica" del monossido di carbonio

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta del gas molecolare freddo più distante nel mezzo interstellare della galassia che ospita il quasar soprannominato Pōniuāʻena, uno dei tre quasar luminosi più distanti conosciuti. Un team di ricercatori guidato da alcuni associati dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha usato osservazioni condotte con il radiotelescopio NOEMA (Northern Extended Millimeter Array) per ottenere la rilevazione del gas, per la precisione monossido di carbonio. Questo studio può fornire informazioni preziose per capire come un buco nero supermassiccio potesse avere una massa un miliardo e mezzo di volte quella del Sole quando l’universo aveva “solo” settecento milioni di anni.

L'ammasso galattico WHL0137-08 e nel riquadro la galassia soprannominata Sunrise Arc nella sua forma distorta, la quale ospita la stella Earendel

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” e uno sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters”, riportano vari aspetti di uno studio su Earendel, la singola stella più lontana conosciuta. Due team di ricercatori con vari membri in comune hanno usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per ottenere nuovi dettagli di questa stella, che perfino uno strumento così potente ha potuto rilevare solo grazie a una lente gravitazionale. Ufficialmente catalogata come WHL0137-LS, dal nuovo studio risulta essere una gigante blu di classe B, molto più massiccia del Sole. Le osservazioni di Webb rivelano anche una componente luminosa che potrebbe appartenere a una compagna meno massiccia e neppure il telescopio spaziale Hubble era riuscito a rilevare.

La prima immagine di test catturata dal VISible instrument (VIS)

L’ESA ha pubblicato le prime immagini di test catturate dal telescopio spaziale Euclid. Appena Euclid ha raggiunto la sua destinazione, sono cominciati i test di entrambi gli strumenti, VIS e NISP, che continueranno per un paio di mesi per calibrarli fino a raggiungere le prestazioni ottimali. Sono lavori necessari per permettere a Euclid di condurre la missione scientifica che consiste nell’indagare sull’universo oscuro per cercare di risolvere alcuni misteri cosmologici come quello dell’accelerazione dell’espansione dell’universo.

Immagine del cosiddetto campo ultra-profondo usato nell'indagine MIDIS e sulla destra evidenziate alcune delle galassie primordiali al centro di questo studio

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio che indica che l’universo primordiale era molto più luminoso di quanto previsto dalle simulazioni basate sugli attuali modelli cosmologici. Un team di ricercatori coordinato dal Centro di Astrobiologia di Madrid ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per esaminare galassie che si sono formate tra 200 e 500 milioni di anni dopo il Big Bang. La combinazione di osservazioni condotte con lo strumento NIRCam e dell’indagine MIRI Deep Imaging Survey (MIDIS) dell’Hubble Ultra Deep Field (HUDF) su un campione di 44 galassie primordiali mostra la loro sorprendente luminosità e compattezza.

Alcune galassie osservate in questo studio, che vediamo com'erano quando l'universo aveva 900 milioni di anni

Tre articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano vari aspetti di uno studio sull’epoca della reionizzazione e portano prove che le prime galassie hanno trasformato l’universo da un luogo opaco all’attualre luogo in cui la luce si diffonde. Ricercatori del team EIGER guidati da Simon Lilly del Politecnico federale di Zurigo, Svizzera, hanno usato il telescopio spaziale James Webb assieme ad alcuni telescopi al suolo per osservare galassie primordiali trovando regioni trasparenti attorno ad esse grazie alla reionizzazione del gas.