Galassie

La galassia di Andromeda (M31) con l'ammasso B023-G078

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di un raro buco nero di massa intermedia nella galassia di Andromeda al centro di quello che potrebbe essere un nucleo spogliato, ciò che rimane di una galassia inghiottita da Andromeda. Un team di ricercatori ha osservato l’ammasso stellare catalogato come B023-G078 all’Osservatorio Gemini e con il telescopio spaziale Hubble per poter calcolare la distribuzione di massa al suo interno, un passo cruciale per capire la sua natura di nucleo spogliato e individuare il buco nero di massa intermedia. Potrebbe trattarsi di un modo per scoprire questo raro tipo di buchi neri, che secondo alcuni modelli si fonde con altri per formare buchi neri supermassicci in seguito a fusioni galattiche.

La galassia nana Henize 2-10

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sulla galassia nana Henize 2-10 che offre prove del fatto che il buco nero supermassiccio al suo centro ha stimolato la formazione stellare. Zachary Schutte ed Amy Reines si sono basati su osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per trovare una sorte di ponte composto da gas caldo che collega il buco nero a una regione di intensa formazione stellare e di collegare il deflusso proveniente dal buco nero a quella culla di stelle. Queste conclusioni sono utili per capire l’influenza dei buchi neri supermassicci sulle galassie che li ospitano e la loro origine.

Un'immagine composita dell'area centrale della Shapley Concentration nel superammasso di Shapley.

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta le osservazioni di un’interazione all’interno del superammasso di Shapley, una delle più grandi strutture conosciute nell’universo, con collisioni tra galassie al suo interno. Un team di ricercatori che ne include anche alcuni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato in particolare osservazioni condotte con tre radiotelescopi: l’australiano ASKAP, il sudafricano MeerKat e l’indiano GMRT. Quei dati sono stati completati con osservazioni a frequenze ottiche condotte con il VST in Cile e ai raggi X con il telescopio spaziale XMM-Newton della NASA. I processi di fusione galattica stanno avvenendo tra grouppi relativamente piccoli ma offrono informazioni sulle conseguenze a varie scale, con influenze anche su grandi strutture di ammassi galattici.

Un'illustrazione della Via Lattea e delle Nubi di Magellano con C-19 sul lato sinistro.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di una corrente stellare primordiale ai confini della Via Lattea catalogata come C-19. Un team di ricercatori ha usato lo strumento GRACES sul telescopio Gemini Nord alle Hawaii per studiare questa corrente stellare scoperta nei dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia. Le stelle che fanno parte di C-19 sono state identificate anche nell’indagine Pristine, che ha lo scopo di cercare le stelle con la più bassa metallicità della Via Lattea con il CFHT (Canada-France-Hawaii Telescope), anch’esso alle Hawaii. Ulteriori dati sono stati raccolti usando il Gran Telescopio Canarias alle Canarie. La conclusione dello studio è che le stelle di C-19 sono state strappate a un antico ammasso stellare quando la Via Lattea era molto giovane. Queste nuove informazioni potrebbero aiutare a capire meglio la formazione delle prime stelle.

La galassia NGC 1515 e altri oggetti visti dalla DECam

Un’immagine composta da dati rilevati dalla DECam (Dark Energy Camera) mostra un gruppo di galassie a spirale con al centro NGC 1515. Si tratta di una galassia considerata parte del cosiddetto gruppo del Dorado, un insieme di galassie con legami gravitazionali che non sono abbastanza numerose da essere definite come un ammasso galattico. Altre galassie a spirale incluse nell’immagine sono a varie distanze dalla Terra e le più lontane sono indistinguibili a occhio nudo da stelle della Via Lattea presenti in quell’area del cielo.