Galassie

Il deflusso bipolare nella galassia Centaurus A visto dal WMA (Immagine Ben McKinley, ICRAR/Curtin and Connor Matherne, Louisiana State University)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’osservazione di un’eruzione cosmica nella galassia Centaurus A che, pur essendo distante circa 12 milioni di anni luce, ha un’estensione nel cielo terrestre equivalente a quella di 16 lune piene affiancate. Un team di ricercatori che include Massimo Gaspari dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato il radiotelescopio MWA per rilevare le emissioni radio generate dal buco nero supermassiccio al centro di Centaurus A. Le osservazioni mostrano un gigantesco deflusso bipolare come mai era stato possibile prima. Ciò ha permesso di confermare una nuova teoria interdisciplinare conosciuta come CCA (Chaotic Cold Accretion) riguardo all’interazione tra gli aloni di gas posseduti dalle galassie e i buchi neri supermassicci da esse ospitati.

La galassia NGC 7727 e il particolare dei suoi buchi neri supermassicci visti dal VLT

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la rilevazione di una coppia di buchi neri supermassicci nella galassia NGC 7727. Un team di ricercatori ha usato il VLT dell’ESO per condurre le osservazioni che hanno portato a una scoperta che batte due record in questo campo. I due buchi neri supermassicci costituiscono la coppia più vicina scoperta finora a circa 89 milioni di anni luce dalla Terra e sono i più vicini tra loro dato che la loro distanza è stata stimata in circa 1.600 anni luce.

La galassia nana Pisces VII vista da DOLoRes (Immagine cortesia W. Boschin/TNG)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical” riporta la conferma della scoperta della galassia nana Pisces VII, che potrebbe essere un satellite della galassia del Triangolo. Un team di ricercatori da David Martínez-Delgado dell’Instituto de Astrofisica de Andalucia ha usato lo strumento DOLoRes al TNG (Telescopio Nazionale Galileo) per confermare l’esistenza di Pisces VII, individuata in origine dall’astrofilo Giuseppe Donatiello. Il legame gravitazionale con la galassia del Triangolo va ancora verificata ma se l’esito fosse positivo si tratterebbe di una conferma delle teorie riguardanti la formazione delle galassie, che predice la presenza di varie galassie satellite. Il riferimento è al modello Lambda-CDM, che riguarda anche la materia oscura.

Le tracce radio di una potente fusione in atto tra due o più massicci gruppi di gas e galassie nell'ammasso MCXC J0352.4-7401

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” offre un compendio dei risultati dell’indagine MGCLS (MeerKAT Galaxy Cluster Legacy Survey), che riguarda 115 ammassi galattici. Un team di ricercatori guidato da Kenda Knowles dell’Università di KwaZulu-Natal, in Sud Africa, ha usato il radiotelescopio MeerKAT per un totale di circa 1.000 ore di osservazioni per ottenere immagini che sono state elaborate ed analizzate. Sono solo i primi risultati di un’indagine che può portare nuove informazioni sui processi in atto in quei 115 ammassi.

Acqua e monossido di carbonio nella galassia SPT0311-58 vista dal radiotelescopio ALMA

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” e uno su “Nature Astronomy”, riportano altrettante ricerche su molecole rilevate nell’universo primordiale grazie al radiotelescopio ALMA. Un team guidato dall’astronoma Sreevani Jarugula dell’Università dell’Illinois, negli USA, ha rilevato la presenza di acqua nella galassia SPT0311-58, distante circa 12,88 miliardi di anni luce dalla Terra la più lontana mai rilevata in una galassia senza un nucleo galattico attivo. Un team guidato da Maximilien Franco della University of Hertfordshire, nel Regno Unito, ha rilevato la presenza di acido fluoridrico nella galassia NGP–190387, distante circa 12 miliardi di anni luce dalla Terra. In questo caso, la scoperta è importante anche perché i meccanismi di produzione del fluoro non sono molto chiari e rilevarne la presenza quando l’universo aveva circa 1,4 miliardi di anni indica che le cosiddette stelle di Wolf–Rayet devono costituire un’importante fonte di quest’elemento.