Galassie

HD1 nel riquadro ingrandito (Immagine cortesia Harikane et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di quella che potrebbe stabilire il nuovo record per la galassia più lontana conosciuta. Un team di ricercatori che include l’astrofisico italiano Fabio Pacucci del Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian (CfA) ha usato vari telescopi per osservare quest’oggetto, catalogato come HD1, la cui distanza è stata stimata a circa 13,5 miliardi di anni luce dalla Terra.

In un altro articolo, pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters”, alcuni dei ricercatori offrono alcune teorie su HD1. Potrebbe essere una cosiddetta galassia starburst con uno straordinario ritmo di formazione stellare che potrebbe includere la prima generazione di stelle dell’universo oppure un quasar alimentato dal buco nero supermassiccio più antico conosciuto.

Vista della Via Lattea

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sulla formazione della Via Lattea che fornisce prove che la parte conosciuta come “disco spesso” ha cominciato a formarsi circa 13 miliardi di anni fa, 2 miliardi prima di quanto si pensasse. Maosheng Xiang e Hans-Walter Rix del Max-Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, in Germania, hanno utilizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA e osservazioni condotte con il telescopio LAMOST per ricostruire le fasi di formazione ed evoluzione della Via Lattea. In particolare, i ricercatori si sono concentrati sul periodo tra 13 e 8 miliardi di anni fa, quando vi furono fusioni galattiche e molto idrogeno venne consumato in una fase di notevole formazione stellare.

L'ammasso galattico Abell 3667

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la vista più dettagliata mai ottenuta di resti all’interno dell’ammasso galattico Abell 3667 con un’onda d’urto che si espande per oltre sei milioni di anni luce, la più grande mai individuata. Un team di ricercatori guidato da Francesco de Gasperin dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato il radiotelescopio MeerKAT per ottenere le immagini dettagliate di un’onda d’urto generata dalla collisione tra due ammassi galattici avvenuta oltre un miliardo di anni fa.

Il blazar OJ 287 osservato a diverse lunghezze d'onda da RadioAstron, GMVA e VLBA

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta osservazioni del blazar OJ 287 condotte combinando diversi radiotelescopi in varie aree del mondo e l’antenna RadioAstron nello spazio. Un team di ricercatori che include Gabriele Bruni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Roma ha ottenuto in questo modo le immagini alla più alta risoluzione ottenuta finora di OJ 287. Esse confermano la presenza di due buchi neri supermassicci ad alimentare il nucleo galattico attivo, uno dei motivi per cui questo blazar è da molto tempo al centro dell’interesse di molti scienziati.

Il centro della Via Lattea visto da MeerKAT

Due articoli accettati per la pubblicazione, uno sulla rivista “The Astrophysical Journal” e uno sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters”, riportano diversi aspetti di uno studio sul centro della Via Lattea. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio MeerKAT per poter esaminare il centro galattico con una nitidezza e una profondità mai ottenuta prima. Ciò ha permesso di ottenere nuove informazioni su bolle radio, resti di supernove, culle stellari, la regione attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea e molti filamenti radio.