Galassie

Composizione di viste di Abell 3391/95

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di una struttura filamentare di gas caldo che collega due ammassi galattici lunga circa 50 milioni di anni luce. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dallo strumento eROSITA, dal radiotelescopio ASKAP e dallo strumento DECam per studiare un sistema di tre ammassi galattici chiamato Abell 3391/95 trovando quello che è il filamento più lungo mai scoperto. La massa stimata conferma che la cosiddetta materia barionica mancante potrebbe essere proprio in quei filamenti.

GAL-CLUS-022058s, l'Anello Fuso (Immagine ESA/Hubble & NASA, S. Jha. Acknowledgement: L. Shatz)

Il telescopio spaziale Hubble ha catturato un’immagine di GAL-CLUS-022058s, il più grande e uno dei più completi anelli di Einstein mai scoperti. Questo tipo di struttura è chiamato in quel modo perché è stato teorizzato da Albert Einstein nella sua teoria della relatività generale. Si tratta infatti del risultato di un effetto di lente gravitazionale, che distorce l’immagine di un oggetto dietro una galassia o un ammasso galattico. In questo caso, l’aspetto “liquido” dell’anello e il fatto che sia stato individuato nella costellazione della Fornace ha portato al soprannome di “Anello Fuso”.

Le bolle di eROSITA

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di una gigantesca struttura formata da gas caldo con una forma simile a quella di una clessidra i cui lobi si estendono dal centro della Via Lattea. Un team di ricercatori che ne include anche alcuni italiani e dell’Istituto nazionale di astrofisica ha utilizzato osservazioni condotte con eROSITA, uno degli strumenti del telescopio spaziale Spektr-RG, il quale ha individuato ai raggi X questa struttura molto simile alle cosiddette bolle di Fermi.

Viste della galassia CQ 4479

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla galassia CQ 4479, dove sono stati osservati un quasar, nucleo galattico attivo con un buco nero supermassiccio che sta divorando grosse quantità di materia, e allo stesso tempo un’intensa formazione stellare. Un team di ricercatori ha usato il telescopio voltante SOFIA per osservare CQ 4479 trovando questa situazione chiamata quasar freddo perché il nucleo galattico attivo è molto caldo ma la galassia contiene anche gas freddo che dà vita a nuove stelle. Si tratta di un caso raro che potrebbe mostrare un periodo dell’evoluzione di una galassia breve dal punto di vista astronomico prima che il quasar cominci a inibire la formazione stellare.

Galassia iperluminosa vista da Hubble (Immagine ESA/Hubble)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sulle galassie iperluminose. Un team di ricercatori guidato da Lingyu Wang dell’Istituto Olandese per le Ricerche Spaziali di Utrecht ha usato il radiotelescopio LOFAR per valutare la quantità di galassie iperluminose agli infrarossi concludendo che essa è dieci volte più numerosa di quelle che le stelle possono produrre secondo i modelli attuali. Se i modelli sono corretti, significa che in molte galassie ci sono altre fonti luminose come ad esempio un nucleo galattico attivo alimentato da un buco nero supermassiccio circondato da grandi quantità di materiali scaldati al punto da generare emissioni elettromagnetiche.