Galassie

Sistemi di fusione galattica: in alto ci sono le galassie NGC 3256, NGC 1614 e NGC 4194; in basso ci sono le galassie NGC 3690, NGC 6052 e NGC 34.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta una ricerca sul tasso di formazione stellare in sistemi di fusione galattica. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble all’interno dell’indagine Hubble imaging Probe of Extreme Environments and Clusters (HiPEEC) per studiare l’influenza di una fusione galattica sulla formazione stellare, in particolare di interi ammassi stellari. L’ESA ha pubblicato una composizione di sei sistemi di questo tipo.

L'area di cielo dove lo strumento eROSITA ha individuato gli otto ammassi galattici che formano il nuovo superammasso

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un superammasso galattico. Un team di ricercatori guidato da Vittorio Ghirardini del Max-Planck-Institut für extraterrestrische Physik di Garching, in Germania, ha analizzato dati dell’indagine eFEDS condotta con lo strumento eROSITA del telescopio spaziale Spektr-RG identificando una struttura composta da otto diversi ammassi galattici. Successive osservazioni mirate con i radiotelescopi LOFAR e uGMRT hanno permesso di confermare che si tratta proprio di un superammasso grazie all’individuazione di filamenti che uniscono le varie galassie. La possibilità di migliorare le nostre conoscenze della rete di filamenti cosmici è uno dei motivi per cui è importante trovare questi superammassi.

Schema della Via Lattea con le 591 candidate stelle ad alta velocità nell'alone (Immagine cortesia KONG Xiao del NAOC)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Supplement Series” riporta la scoperta di 591 candidate stelle ad alta velocità nell’alone della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato dati della Data Release 7 del Large Sky Area Multi-Object Fiber Spectroscopic Telescope (LAMOST) e della Data Release 2 della sonda spaziale Gaia per trovare queste stelle la cui velocità è molto elevata rispetto alla media delle stelle della Via Lattea. I dati indicano che 43 di queste stelle potrebbero avere una velocità sufficiente per sfuggire alla forza di gravità galattica.

La galassia NGC 2217 vista dal telescopio spaziale Hubble (Immagine ESA/Hubble & NASA, J. Dalcanton. Acknowledgement: Judy Schmidt (Geckzilla))

Una nuova immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra la galassia NGC 2217, una galassia a spirale barrata che dalla Terra vediamo quasi “di piatto”, una situazione che permette agli astronomi di studiarne la struttura con vari strumenti per cercare di capire la sua evoluzione. La barra che passa attraverso il centro è piuttosto tenue in questa galassia ma gli astronomi pensano che sia importante per incanalare il gas dal disco galattico verso il suo centro, dove potrebbe formare nuove stelle o essere divorato dal buco nero supermassiccio centrale.

Il blazar PSO J0309+27 (Immagine Spingola et al.; Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sul blazar PSO J030947.49+271757.31, o semplicemente PSO J0309+27, il più lontano mai individuato essendo a circa 12,8 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Cristiana Spingola dell’Università di Bologna e associata INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato il radiotelescopio VLBA per studiare PSO J0309+27 scoprendo dettagli in un getto di materiali espulsi a circa tre quarti della velocità della luce che si estende per circa 1.600 anni luce.