Galassie

Il relitto radio nell'ammasso galattico CIZA J2242.8+5301

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sull’ammasso galattico CIZA J2242.8+5301. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Francesca Loi dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Cagliari ha utilizzato il Sardinia Radio Telescope (SRT) per condurre 240 ore di osservazioni per ottenere l’immagine spettro-polarimetrica a più alta frequenza mai prodotta da un radiotelescopio di quello che in gergo viene chiamato relitto radio. La qualità delle osservazioni ha permesso di ottenere risultati migliori rispetto a studi precedenti, che erano risultati contraddittori portando a controversie.

Il bulge della Via Lattea (Immagine CTIO/NOIRLab/DOE/NSF/AURA. Image processing: W. Clarkson (UM-Dearborn), C. Johnson (STScI), and M. Rich (UCLA), Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Mahdi Zamani & Davide de Martin.)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riportano diversi aspetti di una ricerca su quello che in gergo viene chiamato bulge, un grande gruppo di stelle nell’area centrale della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato la Dark Energy Camera (DECam) per condurre osservazioni del bulge, con le sue 250 milioni di stelle tra le quali in particolare sono state rilevate le emissioni ultraviolette di quelle dell’ammasso conosciuto come red clump perché formato da giganti rosse. Analizzando le loro emissioni è stato possibile trovare le tracce spettroscopiche degli elementi chimici all’interno di oltre 70.000 stelle. Le giganti rosse vicine al centro della Via Lattea hanno mostrato una composizione molto simile che indica che si sono formate più o meno nello stesso periodo, oltre 10 miliardi di anni fa.

Due galassie polverose individuate da ALMA (B. Saxton NRAO/AUI/NSF, ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), ALPINE team)

Otto articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano altrettanti studi legati al progetto ALPINE (ALMA Large Program to Investigate C+ at Early Times), condotto utilizzando il radiotelescopio ALMA in 70 ore di osservazioni agli infrarossi lontani di 118 galassie nell’universo primordiale. I ricercatori che hanno condotto i vari studi, tra i quali anche alcuni dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), hanno scoperto tra le altre cose galassie più mature che primordiali, nel senso che contengono una quantità significativa di polveri e metalli, una situazione che si trova in galassie nelle quali molte stelle sono già state prodotte e sono esplose in supernove. Si tratta di una conferma che i primi casi di galassie già mature quando l’universo era ancora giovane non erano isolati.

Arp 283 (NGC 2799 ed NGC 2798) (Immagine ESA/Hubble & NASA, SDSS, J. Dalcanton Acknowledgement: Judy Schmidt (Geckzilla))

Una fotografia scattata dal telescopio spaziale Hubble ritrae Arp 283, che non è un singolo oggetto bensì una coppia di galassie classificate come NGC 2798 (sulla destra) ed NGC 2799 (sulla sinistra). L’astronomo Halton Arp inserì questa coppia nel suo catalogo delle galassie peculiari perché si tratta di due galassie interagenti, il che significa che sono influenzate dalla reciproca forza di gravità. Arp 283 è stata paragonata a una tromba marina con stelle di NGC 2799 che sembrano cadere verso NGC 2798 come gocce d’acqua. In un lontano futuro, le due galassie potrebbero fondersi.

Alcune galassie osservate nel progetto GAMA

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” propone un nuovo modo di studiare la formazione stellare nelle galassie. Un team di ricercatori guidato da Sabine Bellstedt dell’International Centre for Radio Astronomy Research (ICRAR) hanno sviluppato una tecnica per analizzare la metallicità, cioè l’abbondanza di elementi più pesanti dell’elio, delle galassie. Quegli elementi vengono prodotti dalle stelle perciò la loro quantità aumenta nel tempo e le più massicce ne producono di più oltre a emettere più luce. Combinando l’analisi della metallicità con quella della luminosità delle galassie che offre informazioni sulle masse delle stelle. Il modello risultante offre informazioni sulla storia della formazione stellare e l’applicazione su un campione di 7000 galassie indica che la maggior parte delle stelle si è formata nei primi 4 miliardi di anni di vita dell’universo.