Galassie

Concetto artistico di buco nero supermassiccio circondato da galassie in una ragnatela cosmica (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics Letters” riporta uno studio su un gruppo di sei galassie che circondano un buco nero supermassiccio i quali risalgono a un’epoca primordiale in cui l’universo aveva meno di un miliardo di anni. Un team di ricercatori guidato da Marco Mignoli dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Bologna che include altri scienziati dell’INAF ha usato il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO e il Large Binocular Telescope (LBT) per osservare quella struttura che è risultata complessa in quanto include filamenti di materia che si estendono per una distanza oltre 300 volte le dimensioni della Via Lattea. Il gas che si addensa in quella struttura forma quelli che sono stati paragonati ai fili di una ragnatela e quel gas potrebbe essere il responsabile dello sviluppo di un buco nero supermassiccio in un’epoca così remota.

La galassia TXS 0128+554 vista dal VLBA a varie frequenze (Immagine Lister, et al.; Sophia Dagnello, NRAO/AUI/NSF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio della galassia TXS 0128+554 e in particolare dei getti di particelle emessi dal buco nero supermassiccio al suo centro che formano due lobi i quali risultano avere età diverse. Un team di ricercatori guidato da Matthew Lister della Purdue University ha usato il Very Long Baseline Array (VLBA) e l’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per osservare i getti di materiali e le emissioni di raggi gamma. La conclusione è che i getti sono cominciati circa 80 anni fa, si sono fermati per poi riprendere circa 10 anni fa.

Il doppio quasar SDSS J141637.44+003352.2

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la conferma di tre coppie di buchi neri supermassicci ravvicinati al punto che li vedremo fondersi in un futuro vicino dal punto di vista astronomico. Un team di ricercatori guidato dal dottor John Silverman del Kavli Institute for the Physics and Mathematics of the Universe ha usato tre osservatori sul Monte Maunakea alle Hawaii: il telescopio Subaru, l’Osservatorio Keck e l’Osservatorio Gemini per esaminare una notevole quantità di quasar alla ricerca di tracce di un doppio centro e tra 421 candidati ne hanno confermati tre. Si tratta di casi rari, al punto che la stima è che lo 0,3% dei quasar sia doppia con due buchi neri supermassicci in rotta di collisione.

La galassia NGC 1365 vista da MUSE (Immagine ESO/TIMER survey)

L’ESO ha pubblicato un’immagine della galassia NGC 1365, conosciuta anche come La Grande Galassia a spirale barrata, catturata con lo strumento MUSE montato sul VLT in Cile. Il soprannome è dovuto alla sua particolare forma con due strutture che dal suo centro si estendono fino al suo esterno. Si tratta di un tipo di galassia poco comune dato che circa il 15% delle galassie vi appartiene mentre quelle a spirale sono comuni. In questo caso c’è una seconda barra all’interno di quella principale. Le osservazioni condotte con MUSE potranno aiutare a capire le dinamiche tra le stelle di NGC 1365 e il suo buco nero supermassiccio.

La galassia SPT0418-47 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Rizzo et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta lo studio di una galassia primordiale che noi vediamo com’era quando l’universo aveva 1,4 miliardi di anni e assomiglia alla Via Lattea, una sorpresa perché la vediamo quand’era molto giovane e secondo le teorie attuali dovrebbe essere turbolenta e instabile. Un team di ricercatori guidato da Francesca Rizzo, dottoranda del Max Planck Institute for Astrophysics in Germania, ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare questa galassia, catalogata come SPT-S J041839-4751.9, o semplicemente SPT0418-47. Un aiuto è arrivato da una lente gravitazionale che ne ha ingrandito l’immagine, permettendo di vedere le similitudini con la Via Lattea e raccogliere nuove informazioni sui primi stadi di evoluzione delle galassie.