Galassie

La galassia NGC 4414 (Immagine Università dell'Oregon)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta un calcolo della velocità di espansione dell’universo basato sulla cosiddetta relazione di Tully-Fisher, una relazione empirica tra la luminosità intrinseca di una galassia a spirale e la sua larghezza di velocità. Il Professor James Schombert, Stacy McGaugh e Federico Lelli hanno usato le distanze accurate di 50 galassie come guida per misurare le distanze di altre 95 galassie per poi usare quelle misurazioni per ottenere una misura della cosiddetta Costante di Hubble che ha un picco di probabilità a 75,1 chilometri al secondo per megaparsec. Si tratta di una misura ben diversa da quelle ottenute con altri metodi e, come conseguenza, indica che l’universo ha circa 12,6 miliardi di anni contro i 13,8 circa ottenuti da altre ricerche.

Concetto artistico di due buchi neri supermassicci al centro di una galassia

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su oltre 2.000 nuclei galattici attivi tra i quali alcuni potrebbero avere due buchi neri supermassicci. Un team di ricercatori guidato da Pablo Peñil, studente post-doc all’Università Complutense di Madrid, in Spagna, ha analizzato i dati raccolti in nove anni di osservazioni dal telescopio spaziale Fermi della NASA per individuare emissioni di raggi gamma che si ripetono ogni due anni e potrebbero indicare l’interazione di due buchi neri supermassicci. 11 tra le galassie esaminate hanno nuclei con questo tipo di emissioni mentre altre 13 mostrano accenni di quel tipo di emissioni e richiedono ulteriori osservazioni per verificarne la natura.

Una sezione della mappa tridimensionale delle galassie della Sloan Digital Sky Survey usata per l'analisi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” riporta una nuova stima della velocità di espansione dell’universo basata sulle grandi strutture cosmiche formate dalle galassie. Un team di ricercatori guidato dal dottor Seshadri Nadathur dell’Institute of Cosmology and Gravitation (ICG) all’Università britannica di Portsmouth ha usato dati relativi a oltre un milione di galassie e quasar raccolti in oltre un decennio dalla Sloan Digital Sky Survey per creare un’analisi che ha fornito una misura degli effetti della misteriosa energia oscura che sta aumentando la velocità di espansione dell’universo. Aggiungere un nuovo metodo di suo calcolo non porta necessariamente al valore giusto ma può aiutare a capire perché altri metodi forniscano risultati incompatibili e dove potrebbe essere necessario ampliare le nostre conoscenze della fisica per ottenere il valore giusto.

La galassia R5519 (Immagine cortesia Tiantian Yuan/Hubble Space Telescope)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta lo studio di un tipo di galassia molto raro, definito un anello cosmico di fuoco. Un team di ricercatori guidato dal dottor Tiantian Yuan dell’ARC Centre of Excellence for All Sky Astrophysics in 3 Dimensions (ASTRO 3D), in Australia, ha usato immagini spettroscopiche ottenute all’Osservatorio Keck alle Hawaii e immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble per identificare la strana struttura della galassia ufficialmente designata come R5519. È una galassia molto antica e la sua scoperta potrebbe richiedere nuove modifiche ai modelli correnti di formazione galattica.

Wolfe Disk vista da ALMA

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sulla galassia soprannominata Wolfe Disk che mostra che si è formata molto presto, al punto che aveva già la forma di una galassia a disco circa 1,5 miliardi di anni dopo il Big Bang. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare questa galassia e trovare le prove delle sue caratteristiche che la rendono la più antica con un disco in rotazione trovata finora. La sua esistenza così presto nella storia dell’universo rappresenta un problema per i modelli di formazione galattica attuali.