Galassie

La regione dell'esplosione nel superammasso di Ofiuco

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta l’osservazione di quella che è stata definita la più grande esplosione scoperta nell’universo dopo il Big Bang e causata dal buco nero supermassiccio nella galassia al centro del superammasso di Ofiuco. Un team di astronomi guidato da Simona Giacintucci del Naval Research Laboratory ha combinato osservazioni condotte ai raggi X con i telescopi spaziali XMM-Newton dell’ESA e Chandra della NASA con quelle allea frequenze radio condotte con i radiotelescopi Murchison Widefield Array (MWA) e Giant Metrewave Radio Telescope (GMRT) per mappare la cavità generata da quell’evento cataclismico, grande circa 15 volte la Via Lattea.

La Galassia Sombrero

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla Galassia Sombrero e in particolare sull’alone che ne circonda la calotta. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale Hubble, trovando una sorprendente abbondanza di stelle ricche di elementi pesanti, e simulazioni al computer per cercare di capire l’origine di questa galassia difficile da catalogare perché è un ibrido tra la forma ellittica e quella a spirale. La conclusione è che la sua crescita è avvenuta dalla fusione di due o forse anche più galassie massicce in un processo caotico.

NGC 4490 e NGC 4485

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta le prove che la galassia NGC 4490 ha un doppio nucleo. Un team di ricercatori guidato da Allen Lawrence della Iowa State University ha studiato dati raccolti usando vari telescopi per trovare le tracce di due diversi nuclei in NGC 4490. Uno dei due nuclei può essere visto a lunghezze d’onda ottiche, l’altro è nascosto da polveri e può essere visto solo agli infrarossi e a lunghezze d’onda radio, in grado di passare attraverso quelle polveri. Lawrence aveva visto il doppio nucleo circa sette anni fa, quand’era uno studente di astronomia anche se all’epoca aveva circa 70 anni.

Il centro dell'ammasso galattico di Perseo (Immagine NASA/CXC/IoA/A.Fabian et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta i risultati dello studio di deflussi di gas molecolare in dodici galassie massicce al centro di ammassi galattici. Un team di ricercatori ha analizzato dati raccolti con il radiotelescopio ALMA per compiere questo studio trovando che i nuclei galattici attivi delle galassie osservate provocano periodici rilasci di energia in esplosioni di radiazioni o come getti di particelle che si muovono a velocità vicine a quelle della luce. I rilasci di energia provocano deflussi di gas che può essere spinto anche oltre i confini della galassia. Questo meccanismo limita l’avvicinamento del gas al buco nero supermassiccio centrale, diminuendo l’attività esplosiva in quello che viene chiamato feedback. I ricercatori stanno studiando soprattutto le conseguenze sulla formazione stellare e la possibilità che una galassia diventi quiescente.

Fornace A con i suoi enormi lobi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio della galassia conosciuta come Fornace A o con la sigla di catalogo NGC 1316. Un team di ricercatori guidato da Filippo Maccagni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Cagliari ha usato dati raccolti da cinque telescopi diversi per trovare le prove di una ripetuta attività nucleare che ha formato quelli che sono stati chiamati lobi radio, giganteschi aloni di plasma invisibili alle frequenze ottiche ma brillanti alle frequenze radio. Per questo motivo, il radiotelescopio MeerKat è stato fondamentale per ottenere le migliori osservazioni mai ottenute di Fornace A.