Galassie

L'inaspettata luminosità delle galassie più antiche dell'universo offre indizi su un momento cruciale della sua evoluzione

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta le prove che le galassie più antiche dell’universo erano più luminose del previsto. Un team di ricercatori ha combinato osservazioni compiute con i telescopi spaziali Hubble e Spitzer di galassie che si erano formate meno di un miliardo di anni dopo il Big Bang scoprendo una luminosità inaspettata agli infrarossi. Si tratta della conseguenza del rilascio di radiazioni ionizzanti e ciò può offrire nuovi indizi sull’epoca della reionizzazione, un momento cruciale nella storia dell’universo.

Migliaia di immagini del telescopio spaziale Hubble forniscono un'ampia veduta dell'universo e della sua storia

Un mosaico di immagini creato mettendo assieme 7.500 immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble offre un ritratto di una porzione dell’universo contenendo 265.000 galassie distanti fino a 13,3 miliardi di anni luce, il che significa che vediamo le più lontane com’erano circa cinquecento milioni di anni dopo il Big Bang. Il risultato è stato chiamato Hubble Legacy Field e combina anche osservazioni prese da varie campagne di osservazione nel campo profondo degli anni scorsi a lunghezze d’onda che vanno dagli ultravioletti agli infrarossi vicini. Mostra anche l’universo che si evolve nel tempo.

La posizione dei quasar varia nel tempo

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta le prove che la posizione dei quasar non è fissa. Un team di astrofisici dell’Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca ha combinato osservazioni compiute a livello globale di 40 quasar tra il 1994 e il 2016 per questo studio. Basandosi sul fatto che le posizioni apparenti dei quasar cambiano a seconda della frequenza delle radiazioni utilizzate per osservarle i ricercatori hanno voluto verificare se quell’effetto potesse variare nel tempo. I quasar sono usati come punti di riferimento cosmici, conoscerne la posizione esatta potrà aumentare la loro affidabilità.

La galassia MACS0416_Y1 vista da ALMA e Hubble (ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), NASA/ESA Hubble Space Telescope, Tamura, et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive uno studio sulla galassia MACS0416_Y1. Un team di ricercatori guidato dal professor Yoichi Tamura dell’Università giapponese di Nagoya ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare una galassia che vediamo com’era circa 13,2 miliardi di anni fa. La scoperta sorprendente è la quantità notevole di polvere interstellare presente al suo interno, spiegata con due intensi periodi di formazione stellare avvenuti circa 300 milioni e 600 milioni di anni dopo il Big Bang con una fase di tranquillità tra di essi.

Sorprendenti emissioni di raggi X ad alta energia dalla Galassia Vortice e dalla sua piccola compagna

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” presenta un’analisi spettrale approfondita dei due nuclei galattici attivi e di altre fonti di raggi X delle due galassie che formano M51. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale NuSTAR della NASA per rilevare le emissioni di raggi X ad alta energia, in grado di passare attraverso gli strati di polveri e gas che orbitano attorno ai due buchi neri supermassicci al centro delle due galassie che stanno interagendo in una fase iniziale di una fusione galattica. Una sorpresa è arrivata dalle emissioni di una stella di neutroni nella Galassia Vortice, la più grande delle due.